Il Tirreno

Empoli

Medaglia agli internati nei lager

Il sindaco Giovanni Occhipinti con i militari castellani sopravvissuti ai lager nazisti
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Il sindaco Giovanni Occhipinti con i militari castellani sopravvissuti ai lager nazisti

Cerimonia per i 12 militari che dissero no alla Repubblica di Salò

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CASTELFIORENTINO. Una cerimonia per ricordare quei militari di Castelfiorentino che dopo l'8 settembre 1943 furono deportati nei lager tedeschi. Militari che si rifiutarono di tornare a combattere sotto la Repubblica sociale italiana e furono perciò sottoposti a privazioni di ogni genere, al lavoro coatto e condizioni estreme di sopravvivenza, ben riassunte dallo storico tedesco Gerhard Schreiber secondo il quale «sarebbe più esatto non parlare degli internati militari italiani ma parlare degli schiavi militari italiani». E' sulla base di questi presupposti che il sindaco Giovanni Occhipinti ha voluto rendere omaggio ieri mattina a 12 concittadini che fra 1943 e 1945 vissero la loro «resistenza senz'armi», combattendo contro un nemico micidiale: la fame, il freddo e le malattie, oltre a una serie interminabile di umiliazioni personali che conosce soltanto chi ha vissuto l'esperienza di un campo di concentramento.

Una vicenda poco conosciuta fino a venti anni fa dagli stessi storici, e a lungo sottovalutata dallo Stato Italiano. Solo con legge n. 296 del 2006 il Parlamento italiano ha concesso agli ex internati la possibilità di avere una medaglia d'onore. Quest'ultima è stata recentemente consegnata dal Prefetto di Firenze a 12 cittadini di Castelfiorentino, che avevano fatto domanda grazie all'impegno di Ezio Fioravanti, presidente dell'Associazione combattenti e reduci del comune valdelsano. 

Questi i nomi dei militari internati: Mario Bini, Delfo Biondi, Ezio Borghi (deceduto), Gino Callaioli (deceduto), Giuseppe Cantini, Ermanno Chesi (deceduto), Ivo Nardi (deceduto), Salvo Seravelli, Alberto Sforzi, Aripas Sforzi, Algerino Simoncini, Giovacchino Tognetti. Nella cerimonia di ieri (presenti anche Marco Cappellini dell'Anpi e Virgilio Rovai dell'Aned) il sindaco ha consegnato un piccolo omaggio e una pergamena agli ex internati (per chi nel frattempo è deceduto c'era un familiare), intendendo con ciò esprimere il sentimento di affetto e riconoscenza della cittadinanza nei loro confronti. Il sindaco ha ricordato gli aspetti essenziali dell'internamento, che rendevano la condizione dei militari italiani molto dura: non essendo considerati prigionieri di guerra (per un preciso ordine di Hitler) gli italiani non godevano infatti di alcuna protezione garantita dalle leggi internazionali (tra cui, appunto, l'esclusione dal lavoro forzato) e nemmeno dell'assistenza della Croce Rossa.

Considerati "traditori" per la scelta fatta con l'armistizio, sugli italiani pesava oltremodo un sentimento diffuso di superiorità razziale da parte tedesca che finiva per collocarli ai livelli più bassi del trattamento che veniva riservato ai prigionieri nei campi di concentramento. «Siamo lieti - ha precisato Occhipinti - di avere inserito questa cerimonia nel programma delle iniziative per celebrare il 25 aprile. La resistenza dei militari italiani nei campi di concentramento fu importante come quella del movimento partigiano ed è giusto che la storia - sia pure con un certo ritardo - ne riconosca i meriti».

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