Finanza
Dopo sette anni di attività la struttura di Montelupo è chiusa a causa della mancanza di finanziamenti
La Casa del Drago rischia di scomparire
Marco Pagli
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Uno spettacolo realizzato dalla Casa del Drago Un colpo alla speranza di una riabilitazione sociale per gli internati dell'Opg
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MONTELUPO. Un altro pezzo di storia di volontariato e solidarietà rischia di sparire definitivamente a causa dei tagli disposti dal Governo. La Casa del Drago di Montelupo, una struttura che finora in sette anni ha dato la possibilità a centinaia di internati dell'Opg di stare insieme al di fuori delle mura della struttura giudiziaria e di seguire percorsi di riabilitazione sociale, da alcuni giorni è chiusa. In un capannone di pochi metri quadrati nella zona artigianale di Montelupo Fiorentino l'Arci Empolese Valdelsa, grazie a tre operatori e alcuni volontari, aveva costruito uno spazio di socializzazione e di libertà per i detenuti con licenza d'uscita. Fare la spesa, organizzare laboratori creativi, fare formazione, cenare insieme o mettere in piedi spettacoli teatrali come quello andato in scena domenica alla ex Fornace Pasquinucci. Niente di più, niente di meno, soltanto dare la possibilità a decine di persone di tornare a vivere e di costruirsi un futuro normale. Ebbene, tutto questo potrebbe non esistere più. Il condizionale è d'obbligo perché, nonostante la scure dei tagli abbia colpito ciecamente, ancora nessuno si è arreso. Ma partiamo dal principio. Nel 2004 un drago di cartapesta costruito da internati e operatori sfonda i cancelli dell'Opg e percorre le vie di Montelupo per andare ad incontrare Marco Cavallo, il simbolo della fine dei manicomi in Italia e della nuova filosofia riabilitativa inaugurata da Franco Basaglia a Trieste. Quel drago mise su casa a pochi chilometri di distanza e la aprì ai detenuti dell'ospedale psichiatrico giudiziario. L'inaugurazione della struttura fu possibile grazie al finanziamento dell'Unione europea, ma il progetto è proseguito negli anni con il supporto finanziario della Regione e con il contributo del Comune di Montelupo, dell'Asl 11 e dal 2009 della Società della salute. Anno dopo anno il pulmino giallo guidato dagli operatori e dai volontari in servizio civile ha trasportato centinaia di internati dalla detenzione alla riabilitazione sociale. Ma la storia rischia di finire a questo punto. «Per ora la chiusura della casa è una realtà - spiega Chiara Salvadori, responsabile del progetto per l'Arci di zona - al momento i fondi stanziati nell'anno 2009 per l'attuazione delle attività previste dal progetto per l'anno 2010 sono terminati. Da ottobre andiamo avanti con la speranza che arrivi la delibera della Regione che confermi il rinnovo dei finanziamenti anche per il 2011: sono arrivate molte rassicurazioni, ma non la certezza che questo avvenga. Finora abbiamo tenuto duro grazie all'impegno degli operatori e dei volontari, con la convinzione che questa esperienza non può finire. Ma da due settimane non possiamo più sostenere le spese. I primi a rimetterci sono i detenuti che frequentano la struttura e che ora non possono più uscire dall'Opg. É per questo che stiamo cercando, insieme ad altri enti del territorio, di trovare i soldi per poter riprendere l'attività». Una prospettiva necessaria, questa, per un percorso partito come un'avventura e diventato negli anni una solida realtà. Perché la Casa del Drago non diventi l'ennesimo esempio nel nostro paese di un'esperienza di qualità finita nel tritacarne dei tagli alla spesa pubblica e al sociale.
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