Sicurezza
E' guerra alle sagre selvagge
Francesco Turchi
I ristoratori: «Un tetto alla durata e bilanci trasparenti»
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EMPOLI. Durata massima 12 giorni, bilanci trasparenti. Il protagonista deve essere un prodotto tipico, che deve caratterizzare il menu. E gli organizzatori non devono avere fini di lucro. Alla vigilia della stagione delle sagre, la Confesercenti fissa i paletti e chiede un incontro al Circondario per definire un regolamento unico per tutto l'Empolese-Valdelsa, contro il Far West di appuntamenti che secondo l'associazione di categoria, danneggia i ristoratori.
Il nodo. Si riaccende dunque l'eterna lotta. Da una parte ci sono gli operatori che si lamentano per il calendario troppo fitto di eventi estivi, che necessita di regola certe: «Nel 2010 - assicurano i pubblici esercizi della zona - abbiamo registrato un -20% nel periodo clou delle sagre». Dall'altra ci sono gli organizzatori delle feste, che in nome dell'aggregazione, spesso accompagnata anche da uno scopo benefico, amano riempire piazze e strutture attrezzate con allegre tavolate di buongustai.
E in mezzo ci sono gli enti locali, costretti a muoversi con grande attenzioneper non urtare gli interessi degli uni o degli altri. Lo scontro era esploso la scorsa estate, con la ribellione dei ristoratori e gli organizzatori che difesero a spada tratta il ruolo sociale dei loro eventi. Poi, come spesso avviene, passata l'emergenza, la questione era finita nel cassetto. Ma non nel dimenticatoio.
Il documento. Alla vigilia del periodo clou delle sagre, Confesercenti gioca d'anticipo: «Abbiamo inviato al Circondario - spiega il responsabile Andrea Bertini - un documento nel quale indichiamo quali sono le nostre proposte per regolare sagre e fiere. Si tratta di una proposta messa a punto dal nostro coordinatore Fiepet di zona, Franco Brogi, con un gruppo di lavoro composto da vari operatori del territorio.
Credo che sia un ottimo punto di partenza in vista del tavolo di concertazione che, ci auguriamo, sarà convocato a breve». Chi può organizzare. Nel circondario ce n'è davvero per tutti i gusti: dalla pappardella di Montespertoli alla pizza di Lazzeretto, dal cinghiale di Certaldo alla chiocchiola di Spicchio, passando per la sagra di' contadino a Martigana e quella del ranocchio a Marcignana, fino alla zuppa di Massarella e il papero e cinghiale di Cerreto, tanto per citarne alcune.
«Non abbiamo nulla contro feste e sagre - puntualizza Bertini - a patto che siano organizzate da associazioni, società sportive o di volontariato o parrocchie. I promotori devono essere iscritti a un albo e poi dovrebbero rendere pubblici i loro bilanci». Occhio alla parola. La sagra è una cosa, la festa un'altra: «Sagra va utilizzato se riguarda un prodotto tipico dell'Empolese-Valdelsa, che in quel caso deve anche caratterizzare in maniera prevalente il menu: non è giusto che ci siano dieci piatti alternativi, che non hanno nulla a che vedere col prodotto in questione.
E la sagra dovrebbe svolgersi nei periodi di effettiva disponibilità del prodotto fresco. Inoltre, ad ogni prodotto deve essere dedicata una sola sagra nel circondario. Tutto questo se si vuole parlare si sagra, altrimenti è giusto parlare di festa». E poi - secondo Confesercenti - serve un tetto anche alla durata: «Non più di dodici giorni. Ed entro ogni 31 dicembre deve essere stilato un calendario unico a livello di circondario, con tutti gli eventi dell'anno successivo».
La proposta non risparmia i requisiti professionali e egienico-sanitari: «Ogni associazione dovrà impegnarsi a rispettare quanto previsto in termini di prevenzione dell'inquinamento sonoro e ambientale, oltre alla raccolta differenziata dei rifiuti». Il Circondario. Una bomba a orologeria pronta a riesplodere con l'arrivo dell'estate. Lo sa bene il Circondario, che proverà a disinnescarla: «Siamo pronti a valutare tutte le proposte. A breve - conferma il delegato Giovanni Occhipinti - faremo un incontro con le associazioni di categoria per definire la regolamentazione».
Il nodo. Si riaccende dunque l'eterna lotta. Da una parte ci sono gli operatori che si lamentano per il calendario troppo fitto di eventi estivi, che necessita di regola certe: «Nel 2010 - assicurano i pubblici esercizi della zona - abbiamo registrato un -20% nel periodo clou delle sagre». Dall'altra ci sono gli organizzatori delle feste, che in nome dell'aggregazione, spesso accompagnata anche da uno scopo benefico, amano riempire piazze e strutture attrezzate con allegre tavolate di buongustai.
E in mezzo ci sono gli enti locali, costretti a muoversi con grande attenzioneper non urtare gli interessi degli uni o degli altri. Lo scontro era esploso la scorsa estate, con la ribellione dei ristoratori e gli organizzatori che difesero a spada tratta il ruolo sociale dei loro eventi. Poi, come spesso avviene, passata l'emergenza, la questione era finita nel cassetto. Ma non nel dimenticatoio.
Il documento. Alla vigilia del periodo clou delle sagre, Confesercenti gioca d'anticipo: «Abbiamo inviato al Circondario - spiega il responsabile Andrea Bertini - un documento nel quale indichiamo quali sono le nostre proposte per regolare sagre e fiere. Si tratta di una proposta messa a punto dal nostro coordinatore Fiepet di zona, Franco Brogi, con un gruppo di lavoro composto da vari operatori del territorio.
Credo che sia un ottimo punto di partenza in vista del tavolo di concertazione che, ci auguriamo, sarà convocato a breve». Chi può organizzare. Nel circondario ce n'è davvero per tutti i gusti: dalla pappardella di Montespertoli alla pizza di Lazzeretto, dal cinghiale di Certaldo alla chiocchiola di Spicchio, passando per la sagra di' contadino a Martigana e quella del ranocchio a Marcignana, fino alla zuppa di Massarella e il papero e cinghiale di Cerreto, tanto per citarne alcune.
«Non abbiamo nulla contro feste e sagre - puntualizza Bertini - a patto che siano organizzate da associazioni, società sportive o di volontariato o parrocchie. I promotori devono essere iscritti a un albo e poi dovrebbero rendere pubblici i loro bilanci». Occhio alla parola. La sagra è una cosa, la festa un'altra: «Sagra va utilizzato se riguarda un prodotto tipico dell'Empolese-Valdelsa, che in quel caso deve anche caratterizzare in maniera prevalente il menu: non è giusto che ci siano dieci piatti alternativi, che non hanno nulla a che vedere col prodotto in questione.
E la sagra dovrebbe svolgersi nei periodi di effettiva disponibilità del prodotto fresco. Inoltre, ad ogni prodotto deve essere dedicata una sola sagra nel circondario. Tutto questo se si vuole parlare si sagra, altrimenti è giusto parlare di festa». E poi - secondo Confesercenti - serve un tetto anche alla durata: «Non più di dodici giorni. Ed entro ogni 31 dicembre deve essere stilato un calendario unico a livello di circondario, con tutti gli eventi dell'anno successivo».
La proposta non risparmia i requisiti professionali e egienico-sanitari: «Ogni associazione dovrà impegnarsi a rispettare quanto previsto in termini di prevenzione dell'inquinamento sonoro e ambientale, oltre alla raccolta differenziata dei rifiuti». Il Circondario. Una bomba a orologeria pronta a riesplodere con l'arrivo dell'estate. Lo sa bene il Circondario, che proverà a disinnescarla: «Siamo pronti a valutare tutte le proposte. A breve - conferma il delegato Giovanni Occhipinti - faremo un incontro con le associazioni di categoria per definire la regolamentazione».
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