La manifestazione
Botte al medico di guardia
L'aggressore a giudizio per violenza a pubblico ufficiale
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Dopo le urla e le minacce, la violenza. Entrato come una furia nell'ambulatorio della guardia medica, l'uomo si era scagliato contro di lui, colpendolo prima con una testata e poi, mentre lo afferrava per i capelli, con ginocchiate e pugni.
Per il medico erano stati momenti di puro terrore. Neppure l'intervento degli infermieri era stato sufficiente a porre fine all'aggressione. Raffaele Mauro, 45 anni, residente a Quarrata, se n'era andato solo quando aveva capito che stavano arrivando i carabinieri.Era la sera del 5 dicembre 2007. L'altra mattina, accusato di lesioni aggravate e violenza a pubblico ufficiale, Mauro è comparso davanti al giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Pistoia, che lo ha rinviato a giudizio. Sarà processato il 6 dicembre prossimo.
Ancora sotto choc per l'accaduto, un paio di giorni dopo l'aggressione era stato lo stesso dottor Francesco Venditto, 37 anni, a raccontare al Tirreno quei terribili momenti. Di Sesto Fiorentino, ora in servizio all'Asl di Empoli, allora prestava servizio alla Continuità assistenziale di Quarrata, ossia la guardia medica che aveva sede presso la residenza sociale assistita del Caselli. Tutto aveva avuto inizio intorno alle 20,30, quando Venditto aveva ricevuto la telefonata di una signora allarmata per il mal di pancia della figlioletta.
«Stavo facendo delle domande alla donna per capire meglio il malore della bambina - aveva raccontato il medico - quando, all'improvviso, il marito le ha strappato la cornetta di mano. Ha cominciato ad insultarmi e a chiedermi come mi chiamassi, cosa ci stavo a fare e dove mi trovassi. A quel punto, gli ho consigliato di moderare i termini e di calmarsi. Infine, gli ho detto che mi trovavo al Caselli, pensando che avesse intenzione di portare qui la bambina». Dopo un quarto d'ora circa, l'uomo si era presentato nell'ambulatorio.
«È entrato - aveva racconta il medico - e si è subito scagliato contro di me. Urlava e picchiava cazzotti contro la scrivania. Ho capito che avrebbe potuto farmi male e mi sono tolto gli occhiali. Purtroppo, avevo ragione. Dopo pochi secondi, infatti, mi ha affibbiato una capocciata e mi è venuto addosso con tutta la sua forza, sferrandomi pugni e ginocchiate. Con una mano, inoltre, mi tirava i capelli. Un incubo, frutto di una violenza assolutamente cattiva e gratuita». Nella stanza erano intervenuti alcuni infermieri, ma l'uomo sembrava non volesse fermarsi. «Hanno cercato di farlo desistere - aveva proseguito Venditto - ma non ci sono riusciti, anche perché l'aggressore è ben messo fisicamente. Ha smesso di alzare le mani solo quando ha sentito un'infermiera pronunciare la frase "Ho già chiamato i carabinieri"».
Per il medico erano stati momenti di puro terrore. Neppure l'intervento degli infermieri era stato sufficiente a porre fine all'aggressione. Raffaele Mauro, 45 anni, residente a Quarrata, se n'era andato solo quando aveva capito che stavano arrivando i carabinieri.Era la sera del 5 dicembre 2007. L'altra mattina, accusato di lesioni aggravate e violenza a pubblico ufficiale, Mauro è comparso davanti al giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Pistoia, che lo ha rinviato a giudizio. Sarà processato il 6 dicembre prossimo.
Ancora sotto choc per l'accaduto, un paio di giorni dopo l'aggressione era stato lo stesso dottor Francesco Venditto, 37 anni, a raccontare al Tirreno quei terribili momenti. Di Sesto Fiorentino, ora in servizio all'Asl di Empoli, allora prestava servizio alla Continuità assistenziale di Quarrata, ossia la guardia medica che aveva sede presso la residenza sociale assistita del Caselli. Tutto aveva avuto inizio intorno alle 20,30, quando Venditto aveva ricevuto la telefonata di una signora allarmata per il mal di pancia della figlioletta.
«Stavo facendo delle domande alla donna per capire meglio il malore della bambina - aveva raccontato il medico - quando, all'improvviso, il marito le ha strappato la cornetta di mano. Ha cominciato ad insultarmi e a chiedermi come mi chiamassi, cosa ci stavo a fare e dove mi trovassi. A quel punto, gli ho consigliato di moderare i termini e di calmarsi. Infine, gli ho detto che mi trovavo al Caselli, pensando che avesse intenzione di portare qui la bambina». Dopo un quarto d'ora circa, l'uomo si era presentato nell'ambulatorio.
«È entrato - aveva racconta il medico - e si è subito scagliato contro di me. Urlava e picchiava cazzotti contro la scrivania. Ho capito che avrebbe potuto farmi male e mi sono tolto gli occhiali. Purtroppo, avevo ragione. Dopo pochi secondi, infatti, mi ha affibbiato una capocciata e mi è venuto addosso con tutta la sua forza, sferrandomi pugni e ginocchiate. Con una mano, inoltre, mi tirava i capelli. Un incubo, frutto di una violenza assolutamente cattiva e gratuita». Nella stanza erano intervenuti alcuni infermieri, ma l'uomo sembrava non volesse fermarsi. «Hanno cercato di farlo desistere - aveva proseguito Venditto - ma non ci sono riusciti, anche perché l'aggressore è ben messo fisicamente. Ha smesso di alzare le mani solo quando ha sentito un'infermiera pronunciare la frase "Ho già chiamato i carabinieri"».
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