Sicurezza
Vinci ricorda Luigi Pasqualetti
Paolo Santini
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Luigi Pasqualetti Cerimonia pubblica in memoria del martire antifascista inaugurazione della strada che gli è stata intitolata
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VINCI. Si svolge oggi, nell'anniversario del suo assassinio, la cerimonia in memoria del martire antifascista Luigi Pasqualetti. Il programma prevede il ritrovo alle 15 all'Apparita e un corteo per le vie cittadine con l'inaugurazione della via intitolata a Pasqualetti; quindi il corteo si sposterà alla casa del popolo dove Franco Carboncini e Rolando Mannucci reciteranno le poesie in memoria di Pasqualetti. A seguire, un'assemblea nella quale interverranno il sindaco Dario Parrini, il consigliere regionale Vittorio Bugli, Raffaello Nesi presidente del circolo culturale La Piazza e Silvano Pini segretario Spi Cgil di Vinci. Alle 17 la funzione religiosa nella chiesa dell'Apparita. Fu una Pasqua difficile quella del 1944, la più difficile, per la famiglia Pasqualetti all'Apparita di Vinci. Luigi detto "Valente", il capofamiglia, era caduto sotto i colpi dei mitragliatori repubblichini durante la notte precedente. Unica colpa, aver difeso i più deboli ed essersi opposto al fascismo. Sono trascorsi 67 anni, ma ancora oggi nei suoi occhi si legge la commozione e la paura di chi ha vissuto l'assassinio del padre senza poter intervenire. «Ricordo - racconta Paolo Pasqualetti - che quando gli assassini di mio padre bussarono con violenza alla porta mi risvegliai bruscamente. La maestra (Maddalena Giovacchini, empolese con una figlia piccola) che era ospite in casa nostra si affacciò alla finestra chiedendo cosa volessero. Volevano mio padre. Lui cercò di fuggire da una finestra ma mentre scavalcava il davanzale fu mitragliato. Io udii il rumore degli spari. Mia mamma e la maestra lo riportarono in camera, adagiandolo sul letto. Ricordo che rimasi sbigottito, provando uno smarrimento totale nel vedere il babbo in quelle condizioni. Mia madre e la maestra cercarono di tamponare il sangue, ma fu inutile». Intanto era arrivato l'amico e vicino Guido Brogi, che prelevò subito il piccolo Paolo portandolo al sicuro dalla moglie e dai figli. Brogi partì subito alla volta delle case dei fratelli del Pasqualetti, per avvisarli affinché lo potessero rivedere prima che esso morisse. Ce la fecero. Fu avvisato anche il medico, il dottor Montanelli, che dimorava nella vicina Rozzalupi, ma quando giunse al capezzale del Pasqualetti non c'era più niente da fare. L'ultima frase che "Valente" riuscì a pronunciare fu rivolta al figlio, che volle accanto a sé negli ultimi istanti di vita. «Tu sei giovane, forse non ti rendi conto di quello che vi hanno fatto moralmente. Quando sarai grande capirai ancora meglio. Cerca di non dimenticarlo mai». "Valente", a soli 43 anni, se ne era andato per sempre, ma aveva lasciato per tutti una speranza, ed il suo esempio darà la forza a tante persone di continuare a lottare per la Democrazia e la libertà. La notizia dell'omicidio non tardò ad arrivare nelle case dei paesi intorno e da subito una grande folla accorse nella piccola frazione vinciana presso la casa dell'ucciso, per manifestare il cordoglio ad una famiglia di persone oneste colpite da tanta barbarie. Ai funerali parteciparono migliaia di persone. Il processo ai componenti della squadraccia che aveva ucciso il Pasqualetti cominciò a Firenze, poi fu spostato per ragioni di ordine pubblico a Perugia. I sei imputati saranno assolti per insufficienza di prove. L'unica condanna, lieve, fu a carico di uno degli imputati della squadraccia, ma riferibile all'omicidio di un'altra persona, quello del cerretese Luigi Rossetti, avvenuto poco prima di quello del Pasqualetti. Dopo sei anni anche lui era già fuori dal carcere, grazie alle amnistie susseguitesi in quegli anni a partire da quella promossa dall'allora ministro di grazia e giustizia Palmiro Togliatti nel giugno 1946.
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