Il Tirreno

Empoli

Un piano contro il bullismo

Francesco Turchi
Anche nelle scuole di Fucecchio si sono verificati atti di bullismo
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Anche nelle scuole di Fucecchio si sono verificati atti di bullismo

Patto tra Comune, scuola e associazioni: tutti 007 per aiutare i ragazzi

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 FUCECCHIO. Una rete in grado di catturare qualsiasi disagio. Da quelli cosiddetti "manifesti", ossia ben visibili dall'esterno, come gli atti di bullismo e i vandalismi. Fino a quelli non apparenti: ansia, disturbi alimentari, ma anche quell'ansia da prestazione che può colpire gli adolescenti quando sentono una pressione eccessiva da parte dei genitori in tema di risultati scolastici, sportivi e non solo.  Una sfida che la scuola non può vincere da sola. Basta dare un'occhiata ai numeri: 1.109 iscritti al circolo didattico; 1.119 all'Istituto comprensivo Montanelli-Petrarca, 840 studenti all'Istituto superiore Checchi; un popolo di tremila ragazzi, 680 dei quali sono stranieri. Tante storie, altrettante sensibilità.  Ed è con questa consapevolezza, che nasce a Fucecchio il progetto Rete Sicura, basato sull'allenza tra istituti scolastici, Comune, associazioni, polizia municipale, contrade e tutte quelle realtà che per motivi diversi, ogni giorno, vengono a contatto con gli adolescenti. Una specie di Grande Fratello quotidiano, con gli occhi elettronici delle telecamere sostituite da quelli umani di coloro che per motivi diversi si trovano in contatto coi ragazzi e possono osservare i loro comportamenti, le loro abitudini, essere testimoni delle loro difficoltà.  Tanti piccoli detective che potranno scambiarsi informazioni e far scattare l'allarme prima che sia troppo tardi. Perchè non sempre il disagio emerge sotto forma di violenza, anche se la macchina "Rete Sicura" si è messa in moto proprio in seguito ad alcuni atti di violenza registrati negli istituti fucecchiesi: «Secondo il nostro monitoraggio - spiega l'assessore Emma Donnini - il disagio nasce molto spesso in prima media. Che tipi di problemi? Senso di inadeguatezza rispetto alle aspettative degli adulti, disturbi alimentari, ansia. Purtroppo soltanto i casi gravi, quelli manifesti, spesso accompagnati dalla violenza, sono conosciuti da tutti. Gli altri no. Ma se noi mettiamo in rete tutto ciò che ruota attorno alla vita dei ragazzi, lo scambio di informazioni permette un rapido intervento». In concreto: l'adolescente può non dare motivi di preoccupazione durante l'orario scolastico, ma magari un familiare, il presidente della contrada, un vigile, l'allenatore della squadra di calcio, o chiunque altro faccia parte della Rete, può accorgersi che fuori dalla scuola le frequentazioni non sono raccomandabili. Se c'è una comunicazione con gli altri soggetti coinvolti, sarà più facile intervenire. Tutto questo sarà fatto anche attraverso questionari e laboratori, oltre che con un'opera di "bonifica" dei luoghi che spesso fanno da culla alla violenza: «L'idea è di rompere gli schemi, portando certe attività (musica, film, murales, freestyle) nelle aree a rischio, in modo da creare nuovi equilibri». Fondamentale anche il ruolo del Comune, attraverso gli stage in municipio, che si aggiungono alle attività nelle associazioni di volontariato, all'Informagiovani o al Comitato Marea. E chi rompe paga: le aree e gli edifici danneggiati saranno recuperate proprio dagli autori dei vandalismi. Tutto per favorire la crescita dei ragazzi e la loro partecipazione alla vita sociale.

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