Il Tirreno

Empoli

LA STANZA DELLA MEMORIA

Le vicissitudini di un'opera di Della Robbia

1 MINUTI DI LETTURA





 VINCI. Fin dal 1523 nella sala del podestà nel castello dei Conti Guidi, a Vinci, era collocata la pregevole terracotta invetriata di notevoli dimensioni raffigurante la Madonna con il Bambino e San Giovannino. Nella predella, era raffigurato lo stemma della famiglia del podestà Giovacchino Macinghi, benemerito magistrato, che aveva ritenuto opportuno far realizzare il suo "ricordo" da lasciare sulle pareti della sala nientemeno che ad da Giovanni Della Robbia. Il tabernacolo, però, nel corso dell'Ottocento fu tolto dagli ultimi livellari del castello, i Martelli. Dal 1865 al 1871 il consiglio municipale di Vinci tentò di rientrare in possesso della preziosa immagine. Niente da fare; anzi, il 22 maggio 1871 appunto il Comune rinunciava a ogni diritto sul bassorilievo. La madonna fu venduta sui mercati antiquari. Ma uno zelante studioso tedesco, Friedrich Deneken, nel 1893, l'aveva fotografata e aveva pubblicato un articolo con tale immagine. Fu Renzo Cianchi, straordinario archivista vinciano, a rintracciare, attraverso alcune inserzioni su riviste specializzate, l'ultimo proprietario, il francese dottor Hieres, che nel frattempo aveva deciso di vendere il bassorilievo. Nel 1967, lo Stato acquistava l'opera messa all'asta da Sotheby,s e fu ricollocata al suo posto nella sala del podestà del castello di Vinci, dove ancora oggi fa bella mostra di sé. P.S.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze