Il Tirreno

Empoli

Da nemico del sistema colonico lo statista ne divenne un sostenitore

Cencio voltagabbana

Paolo Santini
Il marchese Ridolfi fu il deus ex machina del rinnovamento agrario
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Il marchese Ridolfi fu il deus ex machina del rinnovamento agrario

Salvagnoli cambiò idea sulla mezzadria

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EMPOLI. Nel 1833 Vincenzo Salvagnoli - lo abbiamo visto in una delle scorse puntate - si era scagliato contro il sistema mezzadrile e colonico, considerandolo di origine servile e ritenendolo autentico freno per lo sviluppo dell'economia toscana. La violenta querelle con Gino Capponi poi aveva animato il dibattito, originato da alcuni articoli pubblicati sul Giornale Agrario Toscano, il foglio fondato da Cosimo Ridolfi, uno degli autentici innovatori del sistema agricolo toscano; «Ho sempre sospettato venir la colonìa da servitù e non da libertà; serbare ancora i segni della primitiva natura - aveva sostenuto l'avvocato empolese - Come poi non vedere la coda del feudalesimo nella proibizione di vendere la parte colonica senza la licenza del padrone, e molto più nella prelazione del padrone a comprarla? Altri vestigi e profondi della scabbia signorile potrei citare: e il diritto del padrone a prescrivere modi e tempi di cultura; e le comandate; e le regalie». Basterà attendere qualche anno però, e Salvagnoli cambierà radicalmente idea. Sono anni cruciali, è vero, e le magagne emergenti dalle società industrializzate, foriere di spaventose disuguaglianze, stavano rapidamente affiorando in tutta la loro prepotenza. L'odio e la separazione fra le classi avrebbero di lì a qualche decennio alimentato le prime lotte di massa per la rivendicazione di diritti. «Il segreto della prosperità del paese - afferma il "nuovo" Salvagnoli, convinto difensore della mezzadria - sta nel fatto che la proprietà fondiaria è divisa e divisibile e che la sua cultura è una società fraterna fra il capitalista e l'operaio. Così il proprietario non può esser mosso dal guadagno a chieder privilegi a danno del contadino; il contadino non può invidiare né insidiare o manomettere il campo del padrone. La qual benigna relazione economica fra proprietario e colono, strinse ancora fra loro un vincolo morale di civile concordia». Era il 1847, e Salvagnoli adesso sosteneva con convinzione il sistema colonico ed il modello mezzadrile toscano. Non che il repentino cambio di opinione potesse esser chiamato trasformismo vero e proprio, ma di certo il nostro, secondo l'italico costume, non aveva esitazioni nel voltare gabbana. Segno di intelligenza - diremmo oggi - ma in molti, come il Guerrazzi, la pensavano in maniera diversa. Ora Cencio si era spostato sulle posizioni di quelli che solo 15 anni prima erano stati i suoi acerrimi nemici nella controversia sulla "mezzeria", addirittura superandoli nel moderatismo più conservatore. «In Toscana per la buona costituzione della proprietà e della mezzeria, l'industria agraria, essendo la ricchezza maggiore, è anche il patto indissolubile e caro alla popolazione». Insomma, non sembra nemmeno di leggere il Salvagnoli.

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