Sicurezza
Empoli nel piano regionale per accogliere i migranti di Lampedusa
Saranno quindici i profughi ospitati dalla Misericordia
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Una squadra della Misericordia di Empoli e più a sinistra un gruppo di tunisini in partenza da Lampedusa 2 MINUTI DI LETTURA
EMPOLI. Saranno quindici i profughi tunisini ospitati dalla Misericordia di Empoli. Ma su tempi e modalità di arrivo in città dei migranti provenienti da Lampedusa, bisognerà attendere lunedì. Ieri intanto c'è stato un incontro tra la Misericordia e il Comune, con la confraternita che ha illustrato due alternative per l'accoglienza in edifici di sua proprietà, a seconda delle direttive che arriveranno da Firenze. Intanto il sindaco Luciana Cappelli è rimasta in stretto contatto con Maria Sargentini, responsabile regionale della protezione civile. «Al momento non ho ulteriori dettagli - spiega il sindaco - che credo mi saranno comunicati nella giornata di lunedì». Dunque Empoli è pronta a recitare la sua parte, in quella che la stessa Cappelli ha definito «un'emergenza umanitaria di fronte alla quale non possiamo tirarci indietro». La Regione ha chiesto aiuto per evitare il lager-Coltano, optando per una distribuzione dei profughi diffusa in una decina di siti sparsi per la Toscana. La ricetta del governatore Enrico Rossi ha avuto successo. E ha trovato una spalla a Empoli. Manca soltanto l'ufficialità e quell'ulteriore passaggio - sottolineato anche dal sindaco - più strettamente burocratico: la definizione di una convenzione che regoli tutto nel dettaglio, compresa la copertura dei costi. Ore febbrili intanto per il governatore della Misericordia Giovanni Pagliai, che ieri pomeriggio era in municipio per un summit organizzativo: «Noi siamo pronti a fare la nostra parte, mettendo a disposizione una serie di edifici di nostra proprietà sparsi per la città, che attualmente sono vuoti. Molto dipende dalle direttive che arriveranno da Firenze. Si tratta di un numero basso di profughi e quindi nel caso fosse necessario avremmo anche la possibilità di farli stare tutti insieme». Magari alla Casa albergo Emmaus di via Puccini, anche se Pagliai preferisce glissare sulle ipotesi, anche per non urtare prima del tempo l'umore dei vicini di casa, che potrebbero non vedere di buon occhio i nuovi arrivi. «Se invece - spiega il presidente - dovranno essere suddivisi in gruppetti, metteremo a disposizione alcune case». E naturalmente i profughi tunisini potrebbero contare per mangiare sulla mensa popolare di via XI Febbraio. «Abbiamo illustrato entrambe le ipotesi al Comune, dettagliando anche i costi che, posso assicurare, sono veramente irrisori. Ora non resta che attendere le indicazioni che arriveranno lunedì».
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