Il Tirreno

Empoli

Pronto soccorso, caos e proteste

Pronto soccorso, caos e proteste

Attese di molte ore, anche per far visitare bambini

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EMPOLI. I problemi si ripropongono. Sono quelli delle attese al pronto soccorso del San Giuseppe. Sabato sera c'erano decine e decine di persone che hanno affollato i locali fino a mezzanotte. Con tanti mezzi di soccorso in coda in attesa dei pazienti che avevano portato. E non sono mancate le proteste.

«Mi sono presentato - spiega Andrea Malavolti - con mia figlia di due anni e mezzo che aveva un trauma cranico dovuto ad una caduta in casa, la piccola lamentava dolori. Mi è stato dato come colore d'accesso il verde che viene subito dopo il rosso e giallo (per i casi giudicati più gravi)».

«Alle 20 - spiega il padre - ci mettiamo in attesa insieme ad altre persone e abbiamo intuito il problema: ci sarebbe stato da fare una lunga attesa. Una signora molto anziana era dalle 14 che era al pronto soccorso e l'hanno visitata alle 19. E alle 20 al cambio turno ha dovuto subire, questa è la parola giusta, di nuovo l'iter della visita».

«Dopo due ore mia figlia ed una altra bimba più grande, che era arrivata insieme a noi con una perforazione ad un orecchio, non erano state guardate da nessuno. Vado alla reception a protestare (educatamente) chiedendo compatibilmente con le urgenze che qualcuno visitasse queste bambine. Mi è stato risposto che il personale era tutto occupato con, appunto, le urgenze».

«Allora ho chiesto, gentilmente, di poter andare in pediatria dove forse c'era un pò piu disponibilità di dottori. spiega ancora Malavolti - ma mi è stato risposto che certe patologie devono essere guardate dal medico d'urgenza cioé al pronto soccorso. A questo punto mi sono arrabbiato e alle 23,10 sono andato via senza che la mia bambina fosse stata visitata». La mattina dopo «ho portato mia figlia dal medico privato».

E nei giorni scorsi sono arrivate anche altre segnalazioni da lettori che hanno atteso alcune ore e poi hanno deciso di andare via non avendo trovato riposta alle loro esigenze se pur non di grave entità.

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