Sicurezza
A scuola si parla del genocidio del popolo rom
Un incontro con le classi su un tema ancora non molto studiato
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CASTELFIORENTINO. Per più di cinquant'anni sono stati completamente dimenticati, quasi rimossi dalla memoria collettiva. E nessun processo di Norimberga è valso a render loro un po' di giustizia: soltanto una "guardia semplice" del campo di Auschwitz è stata condannata esplicitamente per "crimini contro gli zingari". Una sorte doppiamente tragica ha colpito il popolo dei rom o zigenauer (zingari), vittime anche loro durante la seconda guerra mondiale di quella "soluzione finale" che fu portata alle estreme conseguenze nelle "fabbriche della morte", come Auschwitz-Birkenau. Una vicenda poco conosciuta dagli stessi storici, della quale si è parlato nell'auditorium dell'istitituto superiore Enriques in occasione della "Giornata della memoria", alla presenza di centinaia di studenti, dei rappresentanti dell'Aned, dell'Anpi e dell'associazione combattenti e reduci. Sono intervenuti il dirigente scolastico, professoressa Patrizia Paperetti, il sindaco Giovanni Occhipinti, ed infine il professore Luca Bravi, primo ricercatore italiano a rompere il silenzio su quello che lui stesso ha definito come un "genocidio dimenticato". Il professore Bravi ha aperto il suo intervento commentando una foto di copertina della "Domenica del Corriere" dei primi del '900, dove i rom venivano appunto rappresentati come "ladri di bambini". Un'immagine che sintetizza uno dei tanti pregiudizi diffusi e radicati nella coscienza collettiva, su cui tanto il regime nazista che quello fascista basarono le loro pratiche discriminatorie e la loro legislazione razzista. E' poi passato a delineare - attraverso le testimonianze dei sopravvissuti (come Otto Rosemberg) - le tappe principali dell'escalation concentrazionaria, dai "campi di sosta forzata" a quelli di sterminio, senza dimenticare le responsabilità del fascismo. Il sindaco Giovanni Occhipinti ha concluso: «Il giorno della memoria - ha sottolineato - è il giorno in cui si devono ricordare le conseguenze dell'odio verso il diverso».
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