Il Tirreno

Empoli

Muore dopo un intervento di routine

Lucia Aterini
Muore dopo un intervento di routine

Il dolore dei figli: «Vogliamo sapere cosa è successo e perché»

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CASTELFIORENTINO. Ieri mattina il paese si è svegliato con un pezzo mancante, un tassello della comunità che se ne è andato. Castelfiorentino ha perso Matteo Di Stefano. Quella figura a cavallo tra il volontario e la memoria storica del paese, sempre presente e disponibile, non sarà più a documentare con la sua inseparabile macchina fotografica feste a scuola, commedie a teatro o eventi in municipio. Ovunque ci fosse un avvenimento c'era anche lui con il suo sorriso condito da vivacità e parole rassicuranti per tutti. Una presenza silenziosa ma instancabile che dava una garanzia, un aiuto soprattutto per i bisogni dei più deboli. Una presenza disinteressata e continua.

Ma non altrettanto silenziosa è stata la sua scomparsa. Matteo, 67 anni, ex infermiere in pensione, è morto ieri mattina all'ospedale San Giuseppe dopo dieci giorni di agonia. Domani la salma sarà sottoposta ad autopsia disposta dalla magistratura che ha aperto un'indagine per accertare le cause della sua morte. Per capire soprattutto se il decesso è da ricollegare all'intervento a cui era stato sottoposto lunedì 10 gennaio.  L'inchiesta della magistratura è stata aperta dopo la denuncia presentata dalla famiglia, in particolare dai figli Andrea, Cristina e Silvia. «Vogliamo sapere come è morto nostro padre - spiegano - il suo doveva essere un intervento di routine, senza particolari difficoltà, e invece è morto dopo esser stato operato di nuovo due giorni dopo il primo intervento».

Matteo Di Stefano, come spiegano i figli, aveva un intervento programmato il 10 gennaio per una colecistectomia paroscopica. In sostanza dovevano essere tolti calcoli alla colecisti. Di Stefano non aveva, come raccontano Silvia e Cristina, problemi particolari di salute. «Non fumava, non beveva - raccontano - aveva uno stile di vita molto sano. E anche lunedì stava bene ed era tranquillo. Tanto che quando gli hanno detto che l'operazione sarebbe stata nel pomeriggio è andato a fare una girata e si è presentato alcune ore dopo».  «L'operazione è durata 40 minuti - raccontano ancora i figli - e la mattina dopo avrebbe dovuto esser dimesso». Ma così purtroppo non è stato. Perché dopo l'operazione, nel reparto di chirurgia del San Giuseppe, il suo quadro clinico si è aggravato. «Ha iniziato ad accusare dolori molto forti dopo tre ore dalla fine dell'intervento - racconta la famiglia - il giorno dopo è stato sottoposto a un'ecografia e ha avuto uno shock settico. Poi mercoledì mattina alle 4 di mattina è stato rioperato». «Hanno visto che c'era una perforazione dell'ansa ileale e un'infezione molto estesa - spiegano ancora i familiari - da qui i medici hanno deciso di metterlo in coma farmacologico ed è stato portato in terapia intensiva, sempre al San Giuseppe. Ci hanno detto che le sue condizioni erano molto gravi». Da allora Matteo Di Stefano non ha più lasciato terapia intensiva: le sue condizioni si sono aggravate sempre di più.

Fino a ieri mattina quando è avvenuto il decesso.  Da qui la decisione della famiglia di presentare denuncia ai carabinieri. E la volontà di capire quello che era successo durante quell'intervento che doveva essere di routine. «Vogliamo capire se ci sono responsabilità da parte di chi lo ha operato - dicono i figli - non vogliamo accusare nessuno ma vogliamo far conoscere quello che è accaduto e sapere come mai è morto nostro padre».  Domani verrà dato l'incarico per l'autopsia all'istituto di medicina legale di Firenze.  Nel frattempo anche l'azienda sanitaria Asl 11, oltre a essere vicina alla famiglia, ha avviato un'indagine interna. L'operazione, spiega l'Asl, era tecnicamente riuscita e per capire il motivo del peggioramento saranno predisposti accertamenti nei prossimi giorni.  Di Stefano era originario di Mazara del Vallo ed era arrivato a Castelfiorentino a 12 anni. Aveva lavorato come infermiere professionale all'ospedale S. Verdiana fino a 18 anni fa quando era andato in pensione. «Ma era comunque sempre in movimento - dicono le figlie Silvia e Cristina - una persona vivace e piena di interessi». 

Fin da giovane aveva praticato lo sport, era stato istruttore di nuoto, giudice nelle gare di atletica leggera. Si era sposato poi con Ivana con la quale ha avuto tre figli. Aveva la passione dell'arte, della fotografia, amava collezionare fossili e si interessava di astronomia. Era impegnato in diverse associazioni, il gruppo fotografico Giglio Rosso, la Rav. Era poi uno dei fotografi ufficiali del Teatro del Popolo.  Un personaggio eclettico ma anche uno che, quando c'era bisogno, si rimboccava le maniche per correre in aiuto del vicino anziano che doveva essere accompagnato all'ospedale. «Una perdita enorme per noi e per tutto il paese», commenta la nipote Margareth Marino.  La notizia della sua morte si è diffusa subito in paese. E ha lasciato molti nella costernazione e incredulità. Tante testimonianze di cordoglio sono giunte alla moglie e ai figli. «Una persona solare e disponibile - spiega il sindaco Giovanni Occhipinti - si donava agli altri senza avere nulla in cambio. Quando lo chiamavi c'era sempre».

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