Il Tirreno

Empoli

Venne realizzato in due anni e 69 giorni

Il ponte di Ridolfi

Paolo Santini
Il ponte Leopoldino
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Il ponte Leopoldino

Interrato il braccio sinistro dell'Arno

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 EMPOLI. Il 12 agosto 1855 il marchese Cosimo Ridolfi inaugurava il ponte sull'Arno, tra Spicchio ed Empoli, e lo apriva al pubblico transito; seguiva una solenne cerimonia religiosa. I lavori erano stati completati in 2 anni e 69 giorni con una spesa di 315.831 lire, compresa la fabbricazione del casello per l'esazione dell'imposta di pedaggio; si trattava di un grande successo per tutti coloro che avevano partecipato all'impresa.  Le navi di Spicchio, di Sovigliana erano state soppresse ed i proprietari indennizzati; pendeva la situazione della nave di Petroio, che si era scelto di non sopprimere; ma anch'essa di lì a poco conoscerà la stessa sorte. I lavori di interramento del braccio sinistro del fiume però non procedevano affatto, tanto che già dall'ottobre del 1854 si erano inviate istanze al prefetto adducendo che molte malattie, nel caso particolare un'epidemia di tifo, erano causate dal ristagno di acque putride nel soppresso ramo sinistro dell'Arno, nel quale confluivano scarichi di concerie, rifiuti organici, reflui fognari.  Solo nel 1894 ripresero i lavori per l'interramento completo del braccio sinistro del fiume, al fine di realizzare i giardini pubblici; l'opera di interramento proseguirà fino addirittura al primo dopoguerra. Poco dopo l'inaugurazione, sulla facciata della casa per la guardia del ponte, venne posta una targa di marmo, oggi perduta dopo la distruzione del ponte nel 1944, con la seguente epigrafe: «A comodo scambio delle industrie e commerci d'ambedue le rive e al tragitto degli abitanti la destra anteriormente costretti dopo molti disagi a raggiunger tardissimo le distanze dalle numerose genti della sinistra questo ponte di gran lunga desiderato fu aperto al pubblico transito con sacra solennità il 12 agosto 1855 promotori dell'opera Pietro Masetti, Gabbriello e Lorenzo Guidi Fontani (Rontani, ndt) Amedeo Del Vivo e Francesco Cinotti, contributori alla spesa i comuni di Vinci, Empoli e Cerreto e la società degli azionisti da Cosimo Ridolfi preside suo governata, architetto e direttore Giuseppe Michelacci. P.L. Muzzi».  Il ponte a pedaggio si rivelò fin da subito un'impresa imprenditoriale riuscitissima: alla data del 31 dicembre 1863 i debiti della società risultano ammontare solo a lire 43.982,46; i debiti verranno colmati nel giro di tre anni. Gli utili, che la società distribuiva ai soci sotto forma di dividendo in ragione di ogni azione posseduta, erano strabilianti; nel 1905, anno precedente la liberalizzazione del pedaggio, la società chiuse il bilancio con un utile netto annuale di 25.000 lire.

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