Sicurezza
Conti voleva demolirlo
Il podestà che non amava il teatro Pacini
Riccardo Cardellicchio
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FUCECCHIO. Nel 1927, Fucecchio, dopo aver perso il mandamento (due anni prima), era ridotto a paese di confine e, come tale, non sempre preso nella dovuta considerazione. Cionostante c'era chi pensava che Fucecchio, forte della sua storia, sarebbe tornato ad avere quel che gli spettava. Uno era Alfredo Conti, commissario prefettizio dal 10 ottobre 1926 al 2 aprile 1927 e, dal giorno dopo, primo podestà fascista. Di corporatura robusta, obeso, non sfuggiva alla matita di un caricaturista locale, rigorosamente anonimo. Dette subito mille lire affinché si mantenesse la tradizione di spettacoli lirici all'arena Edison. Ottenne trentamila metri quadrati di terreno dal principe Corsini, per la realizzazione del campo sportivo, intitolato a Filippo Corsini, che dette in uso temporaneo alla società sportiva Vigor. Ampliò alcuni cimiteri e alcune piazze. Riorganizzò la filarmonica. Aprì via Mazzini. Sistemò al meglio il macello pubblico. Istituì il servizio automobilistico con Empoli, Lucca, Montecatini e Pistoia. Migliorò l'illuminazione pubblica nel capoluogo e la estese alle frazioni Massarella e Torre-San Gregorio. Ma i suoi sogni di gloria devono fare i conti con l'economia: numerose famiglie non hanno nulla, neanche di che mangiare. Si rimbocca le maniche e si dà da fare a Roma. Deve essere uno in possesso di conoscenze d'una certa importanza, perché riesce a ottenere, dal Ministero della guerra, la fornitura di 32mila paia di scarpe militari, "con cui ritiene d'aver posto fine alla grave disoccupazione di oltre 200 famiglie". Riesce a ottenere anche l'apertura di una fabbrica di carte da gioco (Vindobona), poi considerata tra le prime in Europa. In questo gran daffare, però, commette un errore agli occhi dei fucecchiesi. Propone di demolire il teatro Pacini, per ricostruirlo altrove. Si ribella, per tutti, l'Accademia dei Fecondi Ravvivati, proprietaria dell'edificio, che mira a un restauro semplice semplice.
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