Il Tirreno

Empoli

I novant'anni di don Mario Boretti l'esorcista di Pulica

Il sacerdote in visita dal Papa Giovanni Paolo II
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Il sacerdote in visita dal Papa Giovanni Paolo II

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 PULICA. Anche chi non crede al "ghiavolo", come si dice da queste parti, conosce don Mario l'esorcista. Don Mario Boretti, classe 1921, ha festeggiato giovedì scorso 90 anni, con anche un concerto dedicatogli dalla corale San Michele Arcangelo nell'oratorio di San Donato a Livizzano. Ha ricevuto anche moltissime telefonate di augurio, ma non risponde personalmente all'apparecchio... altrimenti passerebbe la vita al telefono.  Alla chiesa di Pulica di Montelupo sono salito varie volte: per la suggestiva processione della Via Crucis, illuminata all'aperto, durante la settimana santa. Per la messa un sabato pomeriggio, dove l'ho visto prendere al collo con la stola una donna, che per divincolarsi s'è rotolata per terra nonostante avesse la pelliccia, mentre ricopriva il prete d'offese irriferibili che nemmeno la musica dell'organo riusciva a coprire. Casi, purtroppo, usuali al suo cospetto.  Ho tra le mani il libro di Vittorino Andreoli "Preti di carta. Storie di santi ed eretici, asceti e libertini, esorcisti e guaritori", (Piemme). Sfogliando l'indice, tra la sessantina di vicende c'è anche "Un sacerdote esorcista". E' proprio don Mario Boretti, nove pagine, un concentrato di mistero. Il carismatico prete stupisce fin da prima della nascita. «Non mi crederete, ma ricordo quando ero ancòra nel seno della mia mamma. Mi muovevo da sinistra al centro, poi sentivo un cattivo odore, e allora tornavo indietro. Non conosco nessun altro che si sia ricordato d'esistere già prima di nascere, è proprio un mistero».  Nativo di Peretola, a 12 anni entra in seminario, a 18 anni indossa il collare bianco, e la tonaca che - ripete - bacia sia ogni mattina prima di metterla, sia ogni sera quando la toglie. E' in Valdipesa da oltre mezzo secolo.  Ed è anche uno degli ultimi sacerdoti viventi amico di Padre Pio. A proposito del frate con le stimmate, racconta nel libro autobiografico pubblicato nel 2006 "Un prete di campagna ovvero il prete dell'attesa. Ricordi di un sacerdote esorcista non più giovane" (Aleph edizioni, San Donato a Livizzano). «...Ero sul piazzalino della chiesa, mi sentii avvolto non da una ma da diverse ondate di profumo, che non vi so descrivere. Profumo di fiori misti. Tanto che rimasi sorpreso. Poi mi resi conto in séguito conoscendo i vari carismi di padre Pio che quello faceva parte di un suo messaggio. Una volta padre Pio mi ha chiamato "confratello", tante altre volte mi ha chiamato "figliolo"».  Il ricavato della vendita di questo libro andrà per l'ampliamento della chiesa. In entrambi i volumi attirano le sue testimonianze di chi era prigioniero del demonio, di chi è sopravvissuto a terribili incidenti, di chi ha avuto la gioia di avere un figlio dopo aver pazientato anni. Tantissime persone - si stima un migliaio a settimana - sono state accolte fraternamente ed esortate «a saper attendere ciò di cui si ha bisogno».  Il primo sintomo di un indemoniato è l'odio per il sacro. Anche se ha voglia di entrare in chiesa, non ce la fa. Per guarire deve fare la comunione, ma nell'inghiottire la particola gli brucia la gola come se fosse vicina alle fiamme dell'inferno. Però poi si sente liberato. E quel demonio che fine fa? «E' sbagliato respingerlo nell'inferno, perché lì è a casa propria e quindi può uscire di nuovo e impossessarsi di nuovo di quel corpo umano, o di un altro. Ma da dove li caccio io, e ho tre luoghi diversi - conclude - non tornano più fuori». Infine don Mario conclude, tranquillamente: «Sono esorcista, io che avevo paura del diavolo...». Luciano Gianfranceschi    ATTIVITÀ NO STOP Un milione e mezzo di medaglie  Le credenziali di don Mario? In mezzo secolo ha distribuito un milione e mezzo di "medaglie miracolose". Ha detto oltre trentamila pesse per le crociate di preghiera. Ha iscritto 44mila persone al roseto perpetuo di Maria. Ha cacciato oltre 1.200 spiriti, con l'aiuto della Madonna e di Dio. Ha fatto almeno 2.500 esorcismi. Eppure - la vita non è facile nemmeno per chi fa del bene - racconta che nell'estate 1978, con gran dispiacere gli fu tolto il mandato d'esorcista; che poi però gli fu di nuovo conferito nel 1993.  Nell'ingresso di casa colpisce un quadretto astratto, una macchia che ipnotizza l'attenzione e a fissarla diventa un volto. Umano, non diabolico.

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