Attenzione
C'è anche chi ospita sul divano
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La casa di Simonini a Castello In questo modo si condivide la quotidianità delle famiglie
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EMPOLI. Alla già relativamente recente pratica dello scambio di casa se ne è aggiunta una ancora più "estrema": quella dello scambio di ospitalità o, per dirla all'inglese, il "couchsurfing", termine che rimanda all'idea di saltare di divano in divano. Le modalità per prendere accordi sono le stesse dello scambio di casa ma la peculiarità è quella di non recarsi dagli ospiti prescelti nello stesso momento in cui loro occupano la nostra casa ma quando loro sono presenti. Tra gli aspetti che possono far storcere il naso c'è il fatto di trovarsi a convivere con dei perfetti estranei ma la cosa presenta anche una serie di innegabili vantaggi: in primo luogo si possono organizzare viaggi in qualunque momento e non ci si deve arrovellare per trovare un periodo che vada bene ad entrambe le famiglie. In secondo luogo si ha così la possibilità di immergersi davvero nella quotidianità di famiglie che magari vivono agli antipodi e che possono rivelarsi strepitose (e gratuite) guide "indigene". Una prospettiva allettante ma che richiede indubbiamente un'elasticità mentale notevole. «Non a caso - spiega la responsabile di "Scambiocase.com" Cristina Pagetti - i maggiori fruitori dello scambio di case sono i liberi professionisti: avvocati, ingegneri, giornalisti ma anche insegnanti, tutta gente insomma aperta e curiosa di esplorare a fondo la diversità». Chi immaginava il couchsurfing come una prerogativa di avventurieri e studenti nostalgici delle "comuni" e degli anni'70 non potrebbe insomma sbagliarsi di più e basta dare un'occhiata alle foto delle case messe a disposizione per rendersene conto. V.P.
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