Sicurezza
Gite scolastiche sospese tante occasioni di legame e di conoscenza perdute
Gabriele Lissia
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EMPOLI. Le gite scolastiche, ecco il tema su cui si sono confrontati gli studenti del Pontormo alla luce della sospensione decisa per quest'anno dagli insegnanti per i tagli della riforma prevista dal ministro Gelmini. LE CONSEGUENZE Crisi del turismo Le conseguenze si sono fatte sentire subito, soprattutto in ambito economico infatti molte agenzie di viaggio e musei hanno risentito profondamente dell'abolizione dei viaggi d'istruzione. Oltre a ciò la decisione del professore ha portato il malcontento fra molti ragazzi, che, oltre al danno della riforma "taglia fondi", hanno subìto anche la beffa del blocco delle gite. La drastica decisione di togliere i viaggi d'istruzione puo' essere considerata una forma di protesta contro la riforma? La crisi del turismo può davvero far ricredere il ministro Gelmini sulle proprie decisioni? Il bloccare le gite sembrerebbe in realtà essere dettato dai disagi che esse provocano per i professori. Essi si trovano spesso costretti a prendersi responsabilità sia civili che penali, poiché la maggior parte dei ragazzi portati in giro sono minorenni. Dunque non si può pretendere che gli insegnanti, oltre a doversi prendere grosse responsabilità, si debbano trovare a tagliare il già proprio misero stipendio per portare le classi in gita. Roberto Ciardi STACCO IMPORTANTE Soluzione non giusta La scelta degli insegnanti di abolire le gite di istruzione non è una scelta che risolve il problema dei tagli alla scuola in modo giusto perché si va a togliere un momento nell'arco dell'anno "sacro" per lo studente, è il modo per staccarsi dallo studio per 2 o 3 giorni, per stare con gli amici di classe, per conoscere in un ambito totalmente diverso da quello scolastico un professore. Mi hanno sempre detto che il modo per imparare la geografia di un paese o località che sia è molto importante visitarlo. Ogni gita ha il fine di far conoscere alla classe la storia, le usanze, i costumi del luogo visitato. Io ed alcuni dei miei compagni di classe abbiamo svolto uno stupendo percorso alle medie contro l'illegalità e lo abbiamo concluso andando in Sicilia a Cinisi, Corleone e Capaci riuscendo, oltre che a conoscere una realtà totalmente diversa dalla nostra, a visitare vari luoghi importanti come quello della strage di Falcone, di Borsellino, i campi confiscati alla mafia ed ora utilizzati per la coltivazione di prodotti biologici dell'associazione Libera Terra, ad instaurare un bellissimo legame con i compagni siciliani ed a portalo avanti negli anni. In conclusione non saprei dare una soluzione alternativa al problema ma ribadisco che la soluzione intrapresa mi sembra ingiusta. Edoardo Viti QUELLO CHE NON AVREMO La condivisione con gli insegnanti I professori non se la sentono di scendere in piazza. Di metterci la faccia. Di protestare attivamente. Giustamente hanno da difendere il loro ruolo di insegnante. Così decidono, come unico modo di manifestare il loro disappunto, di abolire i viaggi d'istruzione, le uscite giornaliere e qualsiasi attività svolta all'esterno della scuola. Credono che bloccando il mercato e i soldi che circolano per i viaggi d'istruzione la protesta si possa espandere anche nelle agenzie di viaggio. Come se le agenzie fossero alimentate solo ed esclusivamente dalle scuole. Più che una protesta attiva sembra più una protesta di comodo. Con questo non voglio dire che ci sia una protesta giusta e un'altra no, anche perché come sbagliano i professori abolendo le gite, così sbagliano i ragazzi a trasformare libere manifestazioni in bande di teppisti. Le gite oltre al valore istruttivo, riuscivano ad unire ancora di più le classi, riuscivano a creare un legame quasi paritario fra alunno e insegnante. E dover rinunciare a tutto ciò non mi sembra giusto. Francesca Falorni MOMENTI DA RICORDARE Ma non è solo uno svago I docenti intervistati hanno detto che questa decisione è stata molto sofferta, ma hanno aggiunto che in qualche modo dovevano farsi sentire all'esterno, bloccando così tutti i giri di affari creati dalle agenzie, hotel, e tutti quei comparti che si occupano dei viaggi di istruzione e che ne ricavano profitto. La scelta presa dai professori è stata contestata dagli studenti, i quali pensano che i viaggi di istruzione, oltre al divertimento, servono anche ad unire le classi dove i ragazzi passano la maggior parte della loro vita adolescenziale; inoltre si imparano nuove cose e si fanno esperienze che non si scorderanno mai per tutta la vita. Guido Pasquinucci LE REAZIONI C'è chi sostiene gli insegnanti Per i ragazzi la gita è uno dei ricordi più belli e pieni di emozioni di tutta la vita. E'importante dare la possibilità alla scolaresca di visitare paesi sconosciuti, musei, luoghi che hanno vissuto la storia e vivere in prima persona il mondo studiato sui libri. Per la maggior parte la gita scolastica è un momento di socializzazione oltre che di apprendimento. Questo accade perché in gita, lontano da casa, dalla famiglia e dai soliti ambienti, si ha modo di conoscere le persone per quello che sono, vederle sotto una luce diversa, da un'altra prospettiva la personalità si mette a nudo. In questa forma di contestazione a rimetterci sono gli studenti in prima persona. Emergono tra la componente studentesca, varie posizioni. Da una parte ci sono i ragazzi che, seppur colpiti in primis dalla decisione, appoggiano comunque la protesta degli insegnanti ritenendola valida. Dall'altra c'è chi non accoglie la decisione dei professori perché presa senza il consenso della scolaresca. Samuele Picchi TANTA ATTESA E' un nostro diritto In conseguenza a questa protesta ne risentirà l'economia e principalmente il settore del turismo. Alcuni studenti, sebbene colpiti dalla decisione degli insegnanti, sostengono la protesta. Decisamente di più sono invece gli studenti arrabbiati per il viaggio all'estero perduto e che reclamano la gita come un diritto dello studente. Con questo tipo di protesta dei professori, quelli che ci rimettono maggiormente, siamo noi studenti. Le gite sono uno dei momenti più attesi dell'anno scolastico e rappresentano un momento importante del processo scolastico. Possono essere adottate molte altre forme di protesta per ottenere buoni risultati. Sassaroli Jonathan DOPO UNO SCAMBIO Trovata tanta motivazione Se doveste lottare contro un potente, come fareste? Come si può smuovere il sistema? La riforma Gelmini ormai da anni provoca discussioni e dibattiti più o meno accesi su tutti i fronti, ma da quando il decreto è stato approvato la decisione dell'intero apparato scolastico è stata unanime: bisogna opporsi. I tagli indiscriminati e scriteriati che il decreto porta con sé hanno spinto ad una riflessione seria da parte di tutti coloro che, direttamente o indirettamente, si interessano dell'istruzione in Italia. E contro un governo che ragiona solo e soltanto in termini economici, quale arma migliore se non quella di bloccare il notevole giro economico prodotto dalle gite scolastiche? Non solo le agenzie di viaggi, ma alberghi, settore dei trasporti e guide turistiche verrebbero danneggiati notevolmente. Molte scuole hanno accettato la forma di protesta e il liceo scientifico "Pontormo" di Empoli è fra queste. Naturalmente in questa decisione non è stato tenuto di conto un piccolissimo particolare gli studenti. Nessuno prima si è preoccupato di come i ragazzi possano affrontare una scuola "riformata" in questo modo, nessuno poi si è fermato qualche secondo a riflettere su cosa comporti una protesta di questo tipo. Solitamente quando si pensa alle care e vecchie "gite scolastiche" viene alla mente l'immagine di un'allegra comitiva di boy scout che gironzola ridendo e scherzando, accompagnati da un paio di professori disgraziati che sudano sette camice nella speranza che nessuno si ammazzi o venga denunciato. Mi dispiace contraddire l'immaginario collettivo ma non è così. L'importanza dell'uscita dalla scuola resta un fondamento su cui si dovrebbe basare l'insegnamento all'interno degli edifici. Perché alleniamo la mente e impariamo delle conoscenze. Per praticarle. Per viverle. L'obiettivo della scuola dovrebbe essere quello di formare lo studente, di fornirgli strumenti che nella vita vissuta possano risultargli utili, al fine di realizzarlo come singolo e come appartenente alla società. In questo forse dovremmo prendere esempio dal passato, da quelle scuole umanistiche che valorizzavano gli studenti, che li motivavano. Essere immersi nel mondo, vivere l'arte, l'architettura, lo spettacolo, la musica, le lingua e le culture straniere stare in classe non da tutto questo. O almeno non totalmente. Se non avessi, l'anno scorso, partecipato allo scambio col Belgio, probabilmente non avrei trovato così tanta motivazione nello studio.
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