Il Tirreno

Empoli

Alessio ha perso la partita del cuore

Francesco Turchi
Alessio ha perso la partita del cuore

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Ha lottato con tutte le sue forze, giorno dopo giorno, per 19 anni. Ma alla fine ha perso la battaglia con il suo cuore malato dalla nascita.  Alessio Ancillotti è morto all'ospedale di Bergamo, dove era ricoverato da alcuni mesi, dopo che le sue condizioni di salute si erano aggravate. Una vita, quella di Alessio, che viveva con la famiglia a Marcignana, condizionata da quella malattia che si portava dietro da sempre e che ne condizionava la vita ogni giorno, tra terapie e interventi chirurgici, in Italia e anche all'estero.  Ma Alessio, che da bambino era stato anche sottoposto a un trapianto, dal canto suo, rispondeva a tanta sofferenza con la voglia di vivere, con la tenerezza, con la bontà d'animo. Qualità che lo hanno aiutato a non smettere mai di sognare una vita quasi normale. Dopo il diploma avrebbe voluto iscriversi all'Università. Ma non ce l'ha fatta. Ha vinto lui, il cuore malato. 

Il diploma. Alessio aveva frequentato il liceo scientifico Pontormo di Empoli - indirizzo Pni (Piano nazionale dell'informatica). Si era diplomato nello scorso mese di luglio: «Era un ragazzo straordinario - racconta il suo ex compagno di scuola Andrea Michelucci - molto altruista: era semplicemente una persona d'oro. Non si meritava questo calvario e una fine così. Amava la storia e l'italiano in particolare. E sognava di proseguire gli studi».  Alessio ha vissuto con grande intensità il periodo scolastico: «Era molto partecipe anche alle assemblee degli studenti - ricorda l'ex rappresentante del Pontormo, Tommaso Cuviello - si interessava alle tematiche del mondo della scuola e interveniva spesso per dire la sua, dimostrando grande sensibilità». Aveva chiuso brillantemente la sua esperienza al liceo, «ma purtroppo - come sottolinea la preside Daniela Borghesi - non si è goduto nulla».  

La crisi.
Alessio avrebbe voluto godersi l'estate e poi iscriversi all'Università. Ma nel mese di agosto le sue condizioni di salute sono peggiorate, tanto che si è reso necessario il ricovero all'ospedale di Bergamo, specializzato nella cura di malattie cardiopatiche. Con lui tutta la sua famiglia, i genitori Sandro e Sandra, la sorellina. Tutti al suo fianco, pronti a sostenerlo con immenso amore. Fino all'ultimo giorno.  Lui, intanto, si teneva in contatto con gli amici di sempre anche attraverso Facebook. Proprio al social network affidava di tanto in tanto i suoi pensieri, il suo stato d'animo, spesso con sarcasmo, senza mai perdere l'umorismo, con il quale cercava di sdrammatizzare gli oltre cento giorni consecutivi vissuti in un letto di ospedale. Fino al 23 dicembre, quando Alessio, alla vigilia di quello che si sarebbe rivelato il suo ultimo Natale, aveva scritto: «Regalo a tutti cd musicali. Cosa meglio di songs?».  Poi la crisi, che in dieci giorni l'ha portato alla morte.  

La canzone.
Uno degli ultimi messaggi scritti da Alessio sulla sua bacheca di Facebook è datato 16 dicembre 2010. «Per chi mi conosce, per chi sa che vuol dire... grazie De André». Il riferimento è alla canzone "Un malato di cuore", che fa così: «Da ragazzo spiare i ragazzi giocare/ al ritmo balordo del tuo cuore malato/ e ti viene la voglia di uscire e provare/ che cosa ti manca per correre al prato/ e ti tieni la voglia e rimani a pensare/ come diavolo fanno a riprendere fiato». E ancora: «Da uomo avvertire il tempo sprecato/ a farti narrare la vita dagli occhi/ e mai poter bere alla coppa d'un fiato/ ma a piccoli sorsi interrotti». Strofe toccanti che fotografavano emozioni che Alessio deve aver provato chissà quante volte, fin da quando andava alla scuola elementare e non poteva correre come tutti gli altri bambini, perché il suo cuore non glielo permetteva.  

Il funerale.
Ieri a dargli l'ultimo saluto c'era tutto il paese, che ha voluto testimoniare alla famiglia Ancillotti l'affetto che il diciannovenne si era guadagnato con il suo carattere. E poi c'erano molti suoi ex professori e tanti suoi coetanei, che dopo la funzione religiosa che si è svolta nella chiesa di San Pietro Apostolo, hanno voluto accompagnarlo anche nell'ultimo viaggio, verso il cimitero del paese, portando in spalla la bara.

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