Il Tirreno

Empoli

Consiglio comunale si dichiara indisponibile ad accogliere un eventuale sito di stoccaggio

Deposito di scorie nucleari nel circondario da Fucecchio il primo no al progetto

Luciano Menconi
Il padule di Fucecchio
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Il padule di Fucecchio

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FUCECCHIO. Il tema viaggia sotto traccia da tre mesi, da quando cioé è diventato di dominio pubblico l'elenco della Sogin (società del ministero dell'economia che dovrà gestire gli impianti nucleari programmati dal governo Berlusconi) con l'elenco delle aree ritenute idonee per lo stoccaggio delle scorie radioattive. In quell'elenco - che Sogin ha subito precisato essere non ufficiale e ancora da vagliare dalle autorità competenti, in primis l'agenzia per la sicurezza nazionale presieduta da Umberto Veronesi - compaiono due zone dell'Empolese Valdelsa: padule di Fucecchio e Valdelsa Fiorentina.  Il dibattito su questo argomento, sebbene strozzato dalla smentita di Sogin, è comunque stato tenuto vivo da interrogazioni nel consiglio provinciale e in diversi comuni del circondario. Adesso il primo passo ufficiale. A farlo è stato il Comune di Fucecchio, che ha votato un ordine del giorno con cui la città si dichiara denuclearizzata: come dire noi qui di impianti e depositi che hanno a che fare con l'energia atomica non ne vogliamo.  A proporre l'ordine del giorno sono stati tre consiglieri del Pd, Alessio Sabatini, Giulia Talini e Marco Palavisini. Il documento con il quale il Comune di Fucecchio si dichiara ufficialmente non disponibile ad ospitare sul proprio territorio sia una centrale nucleare che un deposito per lo stoccaggio delle scorie radioattive è stato votato dal gruppo Pd e da quello Udc mentre il Popolo della libertà ha votato contro.  «La scelta del Governo di riavviare la produzione di energia nucleare (abbandonata dall'Italia dopo il referendum del 1987) ha già prodotto una prima conseguenza per il nostro territorio - affermano i tre consiglieri democratici - non si sa come ma il padule di Fucecchio, una delle aree umide più importanti d'Europa, viene ritenuta idonea allo stoccaggio di uno dei rifiuti industriali più pericolosi in assoluto, capace di arrecare un danno gravissimo al delicato ecosistema palustre, oltre che ovviamente rappresentare una continua minaccia per la saluta umana (il tempo di dimezzamento delle scorie radioattive è difatti calcolabile in svariate migliaia di anni)».  Da qui la decisione di portare nell'ultimo consiglio comunale un ordine del giorno che stabilisse in maniera chiara e puntuale il pensiero dell'amministrazione comunale sull'intera idea di ritorno al nucleare.  «Un'idea - dicono Sabatini, Talini e Palavisini - che il Governo ha propagandato come indispensabile per ridurre i costi della bolletta elettrica degli italiani. Niente di più falso. Il costo di un kWh prodotto dalla fissione dell'atomo costa 8,4 centesimi di dollaro, contro i 6,5 centesimi di dollaro di un kWh prodotto da gas naturale (fonte: rapporto del Massachussetts Institute of Technology, aggiornato al 2009). Il problema economico principale è che l'energia atomica non è conveniente se non interviene massicciamente lo Stato con sussidi. Nel costo complessivo vanno difatti considerati tutti gli oneri sia per lo stoccaggio delle scorie radioattive sia per lo smantellamento delle centrali a fine vita. Il Governo sembra poi non voler considerare i tempi (lunghi) necessari per la messa a regime delle centrali. E oltre a questo vanno considerate le oggettive difficoltà insite nell'individuazione dei siti per le centrali e per lo stoccaggio delle scorie».

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