Il Tirreno

Empoli

Stop alla raccolta di vetro e plastica

Manolo Morandini
L’ingresso della Revet
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L’ingresso della Revet

Revet condannata, servizio bloccato nelle aziende

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 EMPOLI. Quel barattolo di maionese di un'azienda di Castelfiorentino costato 20.500 euro. A tanto ammonta la cifra che Revet dovrebbe sborsare in base a un decreto di condanna del tribunale di Firenze. L'accusa è "attività di gestione di rifiuti non autorizzata". Sarà il processo a fare chiarezza. Nel frattempo però l'azienda, che recupera vari materiali, ha sospeso la raccolta. Le campane di vetro, plastica, lattine e tetrapack al di fuori del circuito urbano, ovvero all'interno di aziende, centri commerciali e ospedali da 10 giorni non vengono più svuotate. Sono del tutto uguali a quelle piazzate sul suolo pubblico così come i materiali conferiti ma non per la legge stando al tribunale: quei rifiuti sono da classificare come speciali e non più assimilabili agli urbani. Il tutto ruota su una diversa lettura della legge 152/2006 e su un decreto di interpretazione mai emanato. Una questione che sembra superata dal nuovo testo di legge pubblicato in Gazzetta ufficiale.  Dallo scorso 18 dicembre il problema è destinato ad accumularsi. Non sarà un nuovo caso-Napoli ma dopo le feste la situazione diventerà ancora più pressante. «Sono evidenti le ragioni di opportunità che inducono a ritenere doverosa un'immediata interruzione delle attività di raccolta in cui viene applicato il criterio dell'assimilabilità di determinate tipologie di imballaggio post-consumo - afferma Valerio Caramassi, presidente Revet - tale attività, infatti, potrebbe determinare un aggravio della posizione dell'azienda, con ampliamento delle fattispecie di reato ipotizzate».  In Toscana sono 788 le campane oggetto dello stop. Un rischio cumuli che nell'Empolese Valdelsa interessa Empoli (ospedale San Giuseppe, Coop di Santa Maria, mensa di via Bonistallo, il parcheggio delle scuole in via Sanzio, Ditta Antonini, ditta Mostardini e cantina sociale al Terrafino), Castelfiorentino (il parcheggio dell'ospedale, parcheggio Coop, Falegnami Italia, Cucina Casalinga, Samarcanda, Castellare Alimentare, punto raccolta presso distributore Tamoil), Cerreto Guidi (Conad, Coop, Rossetti vini, Ristorante 4 Assi, bar La Golosa, centro distribuzione bevande a Stabbia), Certaldo (piscina, Best arredamenti, Gac trasporti, Tenuta di Sticciano e cantiere comunale), Fucecchio (il centro anziani), Gambassi Terme (panificio Burresi e Giemmegi Cucine), Montaione (Villa Serena e ristorante Il Lago), Montelupo Fiorentino (Coop, Golf Club e ristorante da Tonio), Vinci (cantina sociale e mensa Eudania).  Il caso nasce dai barattoli di maionese raccolti insieme ad altri rifiuti di vetro, plastica, alluminio e tetrapack in un'azienda alimentare di Castelfiorentino. A partire da una verifica di Arpat. Una vicenda per cui sono stati condannati, oltre a Caramassi, Franco Mori di Publiambiente, il presidente Revet Vetri Marco Ravagnani, Sandro Masoni presidente di Coop Ati Castelfiorentino e Maggino Giglioli presidente Modus di San Miniato e Gabriele Bagni, legale rappresentante dell'azienda di Castelfiorentino. Al decreto penale di condanna si sono opposti tutti e sei. Un passo necessario per aprire il processo.

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