Il Tirreno

Empoli

Usi della campagna

Quando il Natale era chiamato il Ceppo

Riccardo Cardellicchio

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 FUCECCHIO. Per mio nonno materno il Natale era il Ceppo. Anche mia nonna (sua moglie) non riusciva a chiamarlo diversamente. Così l'avevano chiamato i loro genitori e i loro nonni, così continuavano a chiamarlo. Il nome deriva dal ceppo benedetto che, la vigilia, in campagna, si metteva a bruciare, memoria del fuoco sacro. "Fate buon Ceppo", dicevano a familiari, amici e conoscenti.Raccontavano che loro, da piccoli, la vigilia di Natale "battevano il ceppo", nel senso che chiedevano un dono ai genitori. Che era sempre poca cosa.  Mio nonno, un anno, ebbe un cerchio da far andare usando un legnetto. Mia nonna, una bambola confezionata da sua madre con gli stracci. Sennò erano dolci (pochi) fatti in casa. Mio nonno, in prossimità della festa, cominciava il tormentone dell'elenco delle persone alle quali, cascasse il mondo, bisognava fare il ceppo, cioè un presente, un regalo. Nell'elenco, c'era l'avvocato che aveva vinto la causa contro l'odiato confinante, e non poteva mancare il notaio che aveva redatto l'atto di compra-vendita non ricordo bene di cosa. E l'ingegnere? Via, l'ingegnere era stato bravo a risistemare casa. Non importava se la causa vinta, l'atto notarile e la pratica edilizia risalivano ad anni prima. Caso mai dimenticava qualche parente, anche prossimo, ma loro - gente che contava - non potevano essere ignorati vita natural durante.  Poi arrivava il tormentone del tipo di ceppo da regalare. Ogni anno bisognava variare. Non potevi presentarti sempre con l'olio o con il vino. O con un salame. Mio nonno non concepiva, per il suo ceppo, nulla che non fosse roba utile, e per lui utile era soltanto il cibo. Il resto faceva parte del superfluo. Allora poteva rimediare con una "spalla". O con un cappone. Superfluo, per lui, era anche l'albero di Natale. Non fa parte - diceva - della nostra tradizione. Era contento soltanto davanti al presepio (non gli piaceva chiamarlo presepe). Diceva che l'aveva inventato san Francesco, che preferiva "perché non ce n'è come lui".

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