Attenzione
La polizia scopre un giro di sfruttamento con minacce e violenze su una decina di ragazze
Sevizie per farle prostituire
Pietro Barghigiani
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Il capo della squadra mobile (a sinistra) e il questore illustrano loperazione Shpirt Arrestate sei persone, quattro obblighi di dimora
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MONTECATINI. Al telefono si rivolgevano alle ragazze in tono affettuoso. Era una dolcezza finta e solo a parole quella mostrata dalla banda di albanesi scoperta dalla polizia dopo mesi di sfruttamento della prostituzione con episodi anche di sevizie nei confronti di una giovane romena. È stata battezzata operazione "Shpirt", amore o tesoro nella lingua skipetara, l'indagine condotta dalla squadra mobile diretta dal vice questore, Antonio Fusco che si è conclusa con sei arresti in carcere e quattro obblighi di dimora. In tutto l'organizzazione era composta da otto uomini (sei albanesi e due romeni di età compresa dai 20 ai 31 anni) e due donne romene di 22 e 30 anni, residenti tra Empoli, Fucecchio e Santa Croce sull'Arno. Nel corso delle perquisizioni sono stati trovati anche 20 grammi di cocaina. Nell'illustrare l'inchiesta, coordinata dal procuratore capo, Renzo Dell'Anno e ultimata con le misure cautelari firmate dal gip, Matteo Zanobini, il questore Maurizio Manzo e il capo della mobile Antonio Fusco hanno sottolineato la capacità degli indagati di controllare il territorio sfruttando giovani arrivate in Italia con l'ambizione di fare tutt'altro lavoro. Le indagini. Intorno al novembre 2009 la polizia nota la presenza di lucciole nella zona di Mezzomiglio tra Pieve e Montecatini. È una novità nella geografia del sesso a pagamento in Valdinievole. La squadra mobile allora inizia un'attività di indagine con appostamenti e controlli mirati fino a conquistare la fiducia di due prostitute romene che parlano e denunciano due connazionali che da tempo le sfruttano. Dopo aver acquisito prove sufficienti, a gennaio scattano i primi due arresti e un obbligo di dimora per la moglie di uno dei due. Senza soldi e picchiate. Nei racconti fatti alla polizia le lucciole riferiscono dei metodi violenti e intimidatori usati dai connazionali per farle lavorare e "rendere". Una sostiene di essere stata anche seviziata con numerosi tagli sulle braccia e mostra i segni lasciati sul corpo dai suoi aguzzini. Entrambe erano, inoltre, costrette a versare l'incasso della serata ai due uomini. Territorio spartito. La testimonianza delle due donne, che ora si trovano lontano dalla Valdinievole, dà impulso alle indagini che proseguono con intercettazioni telefoniche e ambientali, senza trascurare il controllo delle zone dove vengono incontrati i clienti. «Lo sviluppo delle attività investigative - aggiunge il vice questore Fusco - ci ha consentito di accertare che gruppi della malavita di nazionalità rumena e albanese aveva operato una vera e propria spartizione del territorio dove mettere le donne da sfruttare». Gli albanesi controllano le prostitute romene nelle zone di Mezzomiglio, del Palaterme e di via Marruota. Le nigeriane, invece, "dipendono" da altri clan. «Abbiamo scoperto con gli arresti di gennaio - sottolinea il capo della mobile - che gli albanesi avevano ceduto la zona ai romeni quasi fosse un'attività commerciale e le ragazze della merce da vendere». Dopo gli arresti di gennaio si è aperto un secondo filone chiuso con le misure cautelari eseguite all'alba di ieri.
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