Il Tirreno

Empoli

«Voglio la verità su Massimo»

Francesco Turchi
L’empolese Gianna Maria Cecilia Molvich mostra alcune foto dell’ex compagno
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L’empolese Gianna Maria Cecilia Molvich mostra alcune foto dell’ex compagno

Donna disperata: «Riesumate il corpo del mio ex compagno»

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 EMPOLI. «Indagate sulla morte del mio Massimo. Riesumate il corpo e fate l'autopsia. Voglio la verità». Un appello disperato, lanciato dall'empolese Gianna Maria Cecilia Molvich, che ha presentato un esposto alla Procura di Firenze, chiedendo che venga fatta chiarezza sulle cause della morte del suo ex compagno, trovato senza vita in casa lo scorso 24 aprile, una ventina di giorni dopo il decesso.  L'uomo, Massimo Iannuzzi, 63 anni, di Figline, sarebbe morto per cause naturali ma sul certificato di constatazione del decesso firmato dal medico del 118 viene utilizzata la formula "causa della morte non nota". Da qui la dolorosa richiesta della donna di riesumare il cadavere.  Massimo e Gianna Maria Cecilia non vivevano più insieme da tempo: «Ma eravamo rimasti in buoni rapporti. Ci sentivamo spesso». L'uomo era rimasto nella casa di Figline Valdarno, mentre la donna era tornata a Empoli. «Nelle ultime telefonate avevo notato qualcosa di strano. Massimo era agitato e ansioso. Un comportamento strano per lui, che solitamento era molto controllato».  All'improvviso Massimo non risponde più al cellulare. La sua ex compagna inizialmente non si preoccupa. Poi però passano i giorni e il telefono non squilla più.  La donna decide di andare a Figline. La porta dell'appartamento è chiusa a chiave. Sapeva che il suo ex compagno aveva in programma di andare in Sicilia dai parenti. Cerca di tranquillizzarsi ma la preoccupazione cresce costantemente. Dopo alcuni giorni la Molvich decide di tornare a Figline, ma stavolta si fa accompagnare da un falegname, che riesce ad aprire la porta: al di là c'è Massimo Iannuzzo senza vita, disteso per terra.  Sul posto arrivano i carabinieri e l'automedica di Figline. Il medico del 118 che firma il certificato di constatazione di decesso scrive che la causa apparente o presuna di morte "non è nota", indica come tempo trascorso dalla morte venti giorni e che «il corpo è in stato di decomposizione di tipo avanzato». Alla luce di tutto questo Gianna Maria Cecilia Molvich, racconta ai carabinieri lo stato d'animo di Massimo nelle ultime telefonate: «Pensavo disponessero l'autopsia e invece non è stato così». Iannuzzo sarebbe morto per cause naturali. Il suo corpo viene seppellito nel cimitero di Canicattì in Sicilia, città dove era nato il 20 settembre 1947. Ma Gianna Maria Cecilia non ci sta. Lo scorso 21 giugno ha presentato un esposto alla Procura fiorentina: «Dopo circa un mese sono stata sentita dai carabinieri: da allora non ho più saputo niente». La donna non vuole rassegnarsi: «Voglio che vengano fatte indagini accurate e se necessario, che venga riesumato il corpo di Massimo per fare quell'autopsia che doveva essere fatta subito. È l'unico modo per sapere qual è la causa della morte di Massimo. Io voglio la verità. E non mi arrenderò finché non mi sarà fatta chiarezza».

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