Il Tirreno

Empoli

LA STANZA DELLA MEMORIA

Quando il campanaio cadde dalla torre a Vinci

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 VINCI. Durante il loro soggiorno a Vinci sulle tracce di Leonardo, nel 1872, Gustavo Uzielli e Telemaco Signorini, spinti dalla curiosità di visitare i luoghi dove il Genio aveva trascorso i primi anni della propria vita, vollero salire anche sulla torre del castello dei conti Guidi. Un ragazzo che li accompagnava raccontò loro della caduta di un uomo dalla torre nel giorno della festa di Cecco Santi, il fantoccio additato al pubblico ludibrio che all'epoca veniva volato giù dalla sommità della torre con un cane e un gatto attaccati alle povere gambe di stoppa. «Dunque il campanaio - raccontano il pittore e il geologo nel loro diario - mentre si disponeva a precipitare il fantoccio nel vuoto precipitò anch'esso nel sottostante tetto sfondato il quale entrò in una stanza con somma sorpresa e spavento di una donna che ivi abitava. Il caso strano ha destato una salutare ripugnanza, a quanto mi è sembrato, nei ragazzi del paese di ripetere un'ascensione soggetta a simili innocue peripezie: innocue appunto giacché il famigerato campanaio arrivò al terreno sano come una lasca. Terminava appena il racconto che apparve il campanaio in questione, dal cui aspetto era facile supporre che se una tal caduta non rompe le costole, può incretinire le fisionomie». E i due non salirono, arrivarono soltanto all'ottavo scalino.

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