Il Tirreno

Empoli

Il prete spiazza i fedeli anticipata di due ore la Messa di Natale

Paolo Santini
Don Giancarlo Mascheretti più sopra col vescovo Bianchi
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Don Giancarlo Mascheretti più sopra col vescovo Bianchi

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 VITOLINI. C'era una volta la messa della notte di Natale, la cosiddetta messa di mezzanotte, una tradizione con potere attrattivo, oltre che sui fedeli assidui e praticanti, addirittura su quelle pecorelle smarrite per tanti giorni dell'anno che, nella notte magica, spesso tornavano per un'oretta all'ovile, forse guidate dal generoso firmamento natalizio, di certo rispettose di un'abitudine che affonda le sue origini nella notte dei tempi. Almeno da queste parti, nella zona di Vinci.  Già, ma come dice un proverbio toscano, "paese che vai usanza che trovi". E allora, può capitare che qualche parroco, come ha fatto Don Giancarlo Mascheretti, giunto da poco a Vitolini, - ex parroco di Piazza e missionario in Africa per diciotto anni - decida di celebrare la messa della notte di Natale, il primo dopo la morte di Don Ruggero Rinieri, con un paio d'ore d'anticipo.  «In un primo momento, - ha affermato Don Mascheretti - dovendo celebrare messa anche a Sant'Ansano, motivi organizzativi mi avevano indotto a spostare l'orario di Vitolini. A Sant'Ansano però, adesso è certo, andrà un altro parroco, ma l'orario per Vitolini rimane le 22. Dopo tutto si tratta di anticipare un po' la messa, cosa cambia?».  A Vinci capoluogo invece, per la cronaca, tutto come negli anni scorsi: «la messa - afferma Monsignor Renato Bellini rassicurando i fedeli - sarà celebrata a mezzanotte».  Fu nientemeno il pontefice in carica - giova ricordarlo - a inaugurare il nuovo corso fornendo l'imprimatur "Urbi et Orbi" all'anticipo della fatidica mezzanotte; l'anno scorso il «Gloria in excelsis Deo» arrivò con due d'anticipo e la «Messa di mezzanotte» celebrata dal Papa, iniziata alle 22, a mezzanotte era già finita. Era la prima volta che accadeva, a memoria dello stesso organismo di Curia che prepara tutte le messe del pontefice: «Alla Vigilia si è sempre celebrato a mezzanotte».  Ma il senso della Veglia, dei pastori che «vegliavano» come racconta l'evangelista Luca, è assai più profondo del tempo segnato dall'orologio, come spiegava lo stesso Benedetto XVI nella Messa di Natale dell'anno ancora precedente: «La parola significa forse più del semplice essere esternamente svegli durante l' ora notturna. Erano persone veramente vigilanti, nelle quali il senso di Dio e della sua vicinanza era vivo».  Tutto a posto anche a Vitolini allora? Ma nemmeno per sogno; nel piccolo paese qualche fedele non si rassegna a non veder scoccare la mezzanotte lì, in chiesa, al cospetto della statuetta del bambinello da baciare, per molti immagine autentica dell'annuncio del Natale.  Abbiamo fatto un giro, raccogliendo alcune impressioni; «ho 66 anni - dice un signore - e la messa di Natale era sempre stata celebrata a mezzanotte. Sarebbe stato meglio continuare con la tradizione, ma va bene anche così». Poi è il turno di un'anziana signora che sospirando ci dice «è cominciata una nuova era». Tanti intervistati avrebbero preferito rimanere nel solco della tradizione, ma nessuno è riuscito a trovare un serio motivo che ci spiegasse il perché di tale preferenza; alcuni in realtà riferiscono a denti stretti che dovranno anticipare la ricca cena della vigilia. Ma allora, se l'ostacolo vero all'anticipo della funzione religiosa è solo l'orario intoccabile della cena della vigilia, magari servita con succulento e prelibato pesce e copiose libagioni, dove va a finire lo spirito del Natale? Se si è davvero preparati al Natale, accogliere il Bambino Gesù, nato poverissimo in una gelida grotta, un'ora prima o dopo cosa cambia? Meglio riflettere con serenità, c'è ancora un po' di tempo.

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