Il Tirreno

Empoli

LA STANZA DELLA MEMORIA

Una grande amicizia nata al Caffè Michelangelo

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 VINCI. Domenica scorsa abbiamo cominciato a pubblicare i primi stralci del diario della gita a Vinci, datata 1872, di Telemaco Signorini e Gustavo Uzielli. Fu una gita nel segno del Genio, con i due straordinari protagonisti che si recarono nella ridente cittadina alla scoperta dei segni leonardeschi e delle ultime parentele del grande vinciano rimaste in loco. L'amicizia fra i due risaliva in realtà agli anni della comune frequentazione a Firenze del caffè Michelangelo.  Il clima di aspirazioni patriottiche e artistiche che animava il locale è il substrato culturale in cui sorge l'ultima stagione di rinascita per la città gigliata. Gustavo, proveniente da una famiglia di banchieri, Telemaco, figlio del pittore Giovanni, introdotto negli ambienti granducali; l'uno si laureerà in matematiche applicate a Pisa, l'altro diverrà l'esponente di punta della pittura macchiaiola. Entrambi avevano partecipato alle guerre d'indipendenza nazionale, Uzielli era stato sottotenente nella truppa volontaria di Vincenzo Malenchini e aveva seguito le imprese dei Mille in Sicilia. Quando si trovarono ospiti nella villa del Ferrale a Vinci, dove l'eroe dei due Mondi aveva soggiornato nel 1867, «il Signorini, - racconta l'Uzielli - preso da un eccesso d'entusiasmo, mi passò avanti, si precipitò sul letto ove si coricò Teresita Garibaldi e se lo strinse al seno». Passione civile. Altri tempi.

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