Il Tirreno

Empoli

Al tempo dei navalestri

Un omicidio sulle sponde dell'Arno

Riccardo Cardellicchio

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 FUCECCHIO. E' accanto alla sua casa, una catapecchia, il petto trafitto da una pugnalata. Morto stecchito.  "Era un violento", dice la donna che stava con lui da una decina d'anni. Una donna secca, brutta, resa brutta dalla sifilide.  "L'hai ammazzato te?", chiede lo sbirro. La donna scuote la testa: "Avrei voluto farlo tante volte, ma non l'ho fatto. Sono stati tre uomini, gente del Nord, venuta da queste parti per affari poco chiari".  "Perché l'hanno ammazzato?"  "Una lite. Una semplice lite. Lui voleva tanti soldi per traghettarli. Loro gli hanno risposto che era matto. Lui allora ha detto che non li avrebbe traghettati. Che, per lui, avrebbero passato l'Arno a nuoto. Loro, allora, l'hanno insultato. Uno gli ha dato una spinta. Lui ha tirato fuori il coltello e ha ferito il più piccolo, che gli stava accanto". La donna parla piano, guardando il fiume. "Il più anziano l'ha maledetto e l'ha colpito al petto con una stilettata. Lui m'ha chiamata. Ha chiesto aiuto. Ero in casa, alla finestra. I tre sono corsi via. Quello piccolo perdeva tanto sangue. Diceva muoio. Ma ce la faceva a camminare. Quando non li ho visti più, sono scesa. Il navalestro era già morto. E' arrivata Giuditta, la figliola della Nepa, che ha visto tutto, e ha cominciato a urlare assassini".  Lo sbirro scruta la donna. Non sa darle un'età. Non conosce il suo nome e da dove venga. Un giorno, tanti anni fa, s'era sparsa la voce che il navalestro aveva una donna. Qualcuno, dopo averla vista, l'aveva chiamata la Secca. E, ora, tutti la conoscono per la Secca, nel castello. Gli sembra sincera. "Vai via?", le chiede lo sbirro. E lei: "Posso anche restare, se me lo permettono. Posso prendere il posto del navalestro. Non mi fa paura l'Arno, neanche quando è gonfio, arrabbiato. Se mi dicono di no, vado via, anche se non so dove".  Un cane randagio s'avvicina alla casa. La donna lo vede e lo fa scappare tirandogli un sasso. "E' un cane cattivo", dice, e dà ancora un'occhiata al corpo del navalestro.

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