Italia
I soldi della Regione per gli anziani non autosufficienti
Cambiano gli aiuti per le badanti cala l'importo ma cresce il numero
Veronica Potenza
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Cambiano le modalità dellaiuto per le badanti 3 MINUTI DI LETTURA
EMPOLI. Novità in vista per le famiglie di quegli anziani non autosufficienti che hanno intenzione di usufruire dei contributi o delle forme di assistenza messe in campo dalla Società della salute di Empoli. Scende da 500 euro a 450 l'importo massimo dei contributi economici per l'assistente familiare, in parole povere per ammortizzare il costo delle badanti, ma si allarga il bacino degli utenti che hanno diritto ad accedervi. Se prima il contributo spettava soltanto ai richiedenti con un Isee inferiore a 18mila euro, adesso la soglia è stata innalzata a 23.992,80. Una novità, quest'ultima, stabilita sulla base di una delibera regionale sulla quale però Andrea Campinoti e Nedo Mennuti, rispettivamente presidente e direttore tecnico della Società della salute di Empoli, nutrono forti perplessità. «L'Isee non corrisponde al reddito - ha detto Mennuti nel corso di una conferenza stampa tenutasi ieri mattina - e ventiquattromila euro è una soglia molto alta se si considera che in questo caso si tiene conto soltanto della situazione patrimoniale dell'assistito e non dei familiari. Alzare così il tetto massimo significa includere praticamente tutti». Gli ha fatto eco Andrea Campinoti, sindaco di Certaldo, che ha sottolineato di essere «preoccupato per la tenuta del sistema. Non vorrei che andasse a finire - ha detto - che a un certo punto i fondi si esauriscono e il criterio di assegnazione, anziché basato su criteri di necessità, diventa "chi prima arriva primo macina"». Quello dei contributi sugli stipendi alle badanti è di gran lunga la modalità che ha riscosso maggiore successo nel periodo preso in analisi (1 gennaio-31 agosto 2010): li hanno richiesti 423 persone sulle 855 complessive ed è stato concesso a 409 persone. Seguono i ricoveri temporanei (richiesti da 216 persone e concesso a 241), l'assistenza domiciliare diretta (richiesta da 168 anziani e concessa a 146), il ricovero definitivo nelle Rsa (133 richieste avanzate e 114 soddisfatte), il ricovero diurno (chiesto da 92 e concesso a 96) e l'opzione "Care giver", ovvero il contributo di 150 euro erogato al familiare che si occupa personalmente di un anziano affetto da demenza senile (richiesto da 87 e concesso a 65). Solo 17 invece le domande per il cosiddetto ricovero di sollievo, ovvero la possibilità, offerta a quelle famiglie che si occupano personalmente di assistere un anziano non autosufficiente, di farlo ricoverare per un mese in una delle 14 strutture residenziali della Società della Salute (5 a gestione diretta e 9 convenzionate) per staccare un po' la spina da quello che è senza dubbio un compito estremamente gravoso. Per le altre modalità offerte, come i buoni servizio per l'acquisto di servizi domiciliari, non è stata registrata nessuna richiesta ed è quindi probabile che verranno depennate dall'offerta. I contributi per le badanti hanno assorbito quasi il 50% dell'intera spesa sostenuta per erogare i servizi: 1 milione di euro su 2 milioni e 500mila circa. Come si intuisce dall'elenco appena fatto, le aree di intervento individuate sono sostanzialmente quattro: l'area della domiciliarità (servizi e contributi erogati all'anziano presso il proprio domicilio), l'area della semiresidenzialità (interventi di sostegno e integrazione alla famiglia dell'anziano non autosufficiente), l'area della residenzialità temporanea, di sollievo e post acuzie (questi ultimi vengono concessi per fini riabilitativi e sono erogabili per un massimo di 30 giorni e prorogabili per ulteriori 30) e l'area della residenzialità, ovvero il ricovero definitivo o temporaneo (di durata compresa fra 60 e 180 giorni) in una struttura residenziale. L'ambizione degli addetti ai lavori, come spiegato, è quella di spingere sempre più gli anziani a scegliere servizi nell'area della domiciliarità e sempre meno il ricovero nelle Rsa. Questo per due ragioni: da un lato per esigenze pratiche come quella di contenere la spesa e il dover fare i conti con un numero di posti limitato. Dall'altro perché è sempre preferibile, ove possibile, lasciare chi soffre in un ambiente familiare.
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