Il Tirreno

Empoli

I liceali del Pontormo scrivono al ministro

I ragazzi del Pontormo durante una manifestazione
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I ragazzi del Pontormo durante una manifestazione

«Altro che slogan, ecco le nostre proposte per un'istruzione migliore»

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 EMPOLI. «Caro ministro, ecco tutti i motivi della nostra protesta». Gli studenti del liceo scientifico Pontormo di Empoli, hanno deciso di scrivere una lettera aperta alla Gelmini per illustrare le loro posizioni. «Ormai siamo tutti consapevoli che i tagli previsti dalla riforma della scuola sono legati all'esigenza di risolvere la crisi economica e di risanare il debito pubblico in Italia. Il problema di fondo è che i tagli non dovrebbero interessare i settori della scuola e della ricerca, fondamentali per lo sviluppo e per il futuro del paese e per ripartire una volta usciti dalla crisi. Una riforma non dovrebbe prevedere tagli, ma investimenti. Ci sono molte spese "inutili" o "eccessive" dello Stato che potrebbero essere destinati ad altri settori».  Poi gli studenti del Pontormo fanno alcuni esempi: «Il governo potrebbe prendere misure maggiori per limitare l'evasione fiscale. Si potrebbero ridurre le spese militari, gli stipendi dei parlamentari ed i fondi destinate alle scuole private, che hanno altre forme di autofinanziamento».  Gli studenti respingono poi l'accusa di essere capaci soltanto di protestare e di riproporre vecchi slogan: «Ci impegniamo a proporre alcune alternative. La scuola è innanzitutto un luogo di formazione civile e sociale; poiché l'obbligo di frequenza è fino ai 16 anni di età, chiediamo un biennio unitario per permettere a chi decide di interrompere il corso di studi di aver acquisito un certo livello culturale ed essersi formato una propria coscienza civile e proprie opinioni e per agevolare chi si fosse reso conto di aver sbagliato indirizzo e volesse cambiarlo. Un punto della riforma che si può considerare vergognoso è quello che riguarda i corsi di formazione, che in realtà prevedono che gli studenti vengano soltanto sfruttati e contribuiscono alla formazione di un popolo ignorante, più facile da governare».  Secondo i ragazzi del Pontormo «gli indirizzi dei licei previsti dalla riforma sono solo uno spot pubblicitario per il governo, poiché non ci sono i soldi necessari per realizzarli. Per uniformare l'Italia al sistema scolastico europeo, sarebbe necessario un equilibrio tra conoscenze e competenze, per sviluppare le quali c'è bisogno di strutture migliori e maggiori strumenti. Per favorire il contatto con certe culture ed avere una mentalità più aperta dovrebbero essere incentivate attività come scambi culturali, stage lavorativi ed un maggiore studio delle lingue, in modo da non essere solo cittadini italiani ma anche del mondo». La lettera contiene poi una critica al progetto "Allenati per la vita": «Crediamo che lo stato non debba formare dei soldati, ma piuttosto "missionari di pace". Tutti questi tagli causano l'aumento del costo dei libri e rendono la cultura accessibile solo a chi può permetterselo: si crea una scuola classista e non basata sulla meritocrazia. Gli insegnanti sono economicamente sottopagati, culturalmente sfruttati, politicamente dequalificati in conseguenza della riforma, perciò non sono in condizione di esercitare la loro professione nel migliore dei modi. La riduzione dell'orario scolastico non permette l'adeguato insegnamento di tutte le materie. L'apprendimento è reso più difficoltoso anche a causa dell'aumento del numero di studenti per classe, più difficili da gestire». I liceali assicurano che non protesteranno solo con manifestazioni, occupazioni ed autogestioni: «Un'altra forma di protesta sarà quella di non coinvolgere le agenzie nell'organizzazione dei viaggi d'istruzione, aderendo a progetti come "Libera terra" o ingegnandosi all'interno della classe per prenotare viaggi in modo da non finanziare il governo. Per quanto riguarda le università, i test di ammissione sono inadeguati e prevedono domande non attinenti alle facoltà, perciò dovrebbero essere cambiate. I ricercatori non sono presi in considerazione e non vengono retribuiti in modo opportuno. Rivendichiamo il diritto allo studio. Chi ha a cuore il futuro del paese e dell'istruzione, protesti con noi».

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