Gioco
Barnini: io trentenne dico no ai rottamatori ma cambiamo insieme il Pd
Luciano Menconi
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Il segretario uscente Giancarlo Faenzi Non parteciperà alla convention del sindaco di Firenze «Si può arrivare al rinnovamento come abbiamo fatto qui»
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EMPOLI. Brenda Barnini è il nuovo segretario del Pd dell'Empolese Valdelsa. Al termine dei 39 congressi di circolo, la candidata unica alla successione di Giancarlo Faenzi ha ottenuto oltre il novante per cento dei voti. La proclamazione è in programma tra una settimana ma è solo un passaggio formale. Ventinove anni, laureata in scienze politiche, single, capogruppo in consiglio comunale a Empoli e responsabile regionale sanità del Partito democratico, guiderà una federazione con oltre 4.600 iscritti e che alle ultime elezioni politiche ha conquistato il 58% dei consensi, la percentuale più alta in tutta Italia. Brenda Barnini, parteciperà alla convention dei rottamatori della vecchia classe dirigente del Pd convocata dal sindaco di Firenze? «Mah... ho la curiosità di vedere se in questi tre giorni verranno fuori proposte che possono arricchire il dibattito del partito ma non condivido il metodo della cosiddetta rottamazione perché penso che si possa arrivare al rinnovamento come si è fatto nell'Empolese Valdelsa e in tante altre realtà toscane (6 federazioni saranno guidate da segretari meno di 40 anni)». All'assemblea nazionale dei circoli del Pd convocata da Bersani per il 6 novembre invece parteciperà? «Sicuramente sì, perché lì le proposte fatte all'assemblea nazionale di Varese su fisco, immigrazione, lavoro, scuola, saranno portate all'attenzione di tutti segretari di circolo per essere trasformate in strumenti di mobilitazione e diffusione delle nostre idee con la campagna che faremo presto porta a porta in tutta Italia». Ma lei non prova disagio e irritazione verso una classe dirigente che, da D'Alema a Rosy Bindi allo stesso Bersani, negli ultimi due decenni ha consegnato il paese al berlusconismo? «Innanzitutto penso che il berlusconismo sia parecchio più diffuso nella società italiana di quanto ci si racconti e che sopravviverà alla fine di Berlusconi in quanto protagonista della scena politica italiana. Credo che se la parte politica che ha nel Pd il soggetto protagonista vuole provare a offrire a questo paese una stagione diversa non ci sia spazio per le recriminazioni. Ognuno di noi darà un giudizio su questi 16 anni ma è arrivato il momento di mettersi tutti a disposizione per la costruzione di un progetto collettivo. Naturalmente credo che, siccome il Pd è nato anche e soprattutto per rinnovare la politica italiana, Bersani debba essere l'ultimo segretario di questa generazione e che quando si arriverà alle prossime elezioni politiche noi si debba dire con serietà che, rispettando le regole che ci siamo dati, procederemo a inserire tra i rappresentanti in parlamento una parte sostanziale di facce nuove. Quello che secondo me sarebbe deleterio nel presentarsi come alternativa di governo alle elezioni sarebbe riproporre per una squadra di governo le stesse facce che sono state nel governo dell'Ulivo del 1996. Non mi interessa denigrare l'uno o l'altro appartenente all'attuale classe dirigente ma mi interessa capire come rimediare ad alcuni grossi errori che sono stati fatti». Quali, ad esempio? «Un grande errore è stato non avere portato fino in fondo la legge sul conflitto di interessi, anche se non bisogna fare finta di credere che una legge su questo tema avrebbe impedito di arrivare al punto in cui siamo. Se Berlusconi ha vinto non è solo per la possibilità che ha di utilizzare i mass media. Ci rendiamo conto che ci sono intere generazioni di questo paese che non hanno mai sperimentato l'idea che la politica è qualcosa di diverso da un teatrino che si occupa solo di se stesso? Per queste generazioni non esiste l'idea che la politica invece è uno strumento con cui ognuno di noi può essere rappresentato e condividere obiettivi comuni per migliorare la propria condizione e l'intera società». Lei dice che dalle prossime elezioni il Pd dovrà presentare tante facce nuove. Ma non dovrebbe presentare, nuova, anche la faccia più importante, quella di candidato premier? «Bersani ha ricevuto il voto di tre milioni di elettori alle primarie del nostro ultimo congresso. Per questo ha il dovere di traghettare il partito nazionale verso un nuovo gruppo dirigente. Credo anche che Bersani sia una persona che merita rispetto e abbia una sua onestà e coerenza. Probabilmente buca il video meno di altri, ma non so se per dare una mano a questo paese serva di più uno che buca il video o uno che ha delle idee giuste che riesce a mettere a disposizione di tutti». Vendola? «Non mi convince, credo faccia proposte su cui il Pd si deve confrontare ma do ragione al presidente Rossi quando dice che Vendola, visto che è stato eletto un anno fa governatore della Puglia, in questo momento dovrebbe innanzitutto pensare a mettere a posto i conti della sanità pugliese». Lei guida la federazione che rappresenta uno dei territori più rossi d'Italia. Non pensa che la lettura della società fatta da una postazione così particolare possa in qualche modo risultare distorta o limitata rispetto al resto del paese dove, da Milano a Palermo, il Pd conta assai meno di qui? «Può essere un limite se noi ci immaginassimo come su un'isola felice dove nessuno mai metterà in discussione il ruolo del Pd. Ma può essere un'opportunità se utilizziamo la fiducia degli elettori per proporci come forza di governo all'altezza delle aspettative dei cittadini. L'Empolese Valdelsa è una realtà inserita a pieno titolo nelle contraddizioni della realtà italiana e il consenso su cui possiamo contare deve essere di stimolo per continuare a fare sempre meglio». Quali sono gli obiettivi dei prossimi anni per il Pd del circondario? «L'Empolese Valdelsa dovrà mettersi in sintonia con la Toscana che il governatore Rossi sta tentando di ridisegnare. Vuole dire che sulla sobrietà della politica, sull'equità delle politiche sociali e sull'efficienza della pubblica amministrazione anche qui si dovranno fare scatti in avanti. Penso quindi che il nostro territorio debba mettersi in condizione di cogliere gli obiettivi che la Regione si darà per i prossimi anni». In concreto che significa? «Significa tre cose. Innanzitutto accettare le sfide sulle infrastrutture: dall'Empolese Valdelsa deve subito riaprirsi una riflessione sull'ammodernamento della Fi-Pi-Li (non si può pensare che tra dieci anni ci sia ancora un'unica linea di collegamento tra Firenze e la costa). Secondo: l'università, che non può più essere intesa come un pezzo dell'ateneo fiorentino decentrato ma deve avere una sua specificità e per fare questo occorre che tutti, istituzioni pubbliche ma anche tessuto produttivo privato, lavorino insieme. Infine c'è la questione del governo del territorio ovvero delle scelte strategiche dal punto di vista urbanistico. È stato avviato il percorso di un unico piano territoriale di coordinamento tra gli 11 comuni del circondario, io sono intenzionata a riprendere quel percorso insieme ai sindaci e a indicarvi gli obiettivi su cui puntare: si può pensare che in mondo in cui l'economia si muove in una dimensione globale le scelte per lo sviluppo urbanistico continuino ad essere esclusiva elaborazione di ogni singolo Comune? Credo che su queste tre questioni siamo nella condizione di poter dire che accettiamo il piano di innovazione che indica Enrico Rossi». Chi sarà il prossimo candidato al parlamento dell'Empolese Valdelsa? «Lo decideranno le primarie. Il Pd dell'Empolese Valdelsa lo sceglierà così e chiederà che ciò avvenga in tutta la Toscana, perché uno degli aspetti più deleteri di questa stagione politica è l'impossibilità per gli elettori di scegliere i propri rappresentanti». Il sistema elettorale nazionale è l'imitazione perfetta di quello toscano. «Questa legge va cambiata sia a Roma sia a Firenze. E comunque finché resterà in vigore, proprio come abbiamo sempre fatto in Toscana, bisognerà fare le primarie». La segreteria Barnini in cosa si differenzierà da quella di Faenzi? «Uno dei punti di discontinuità sarà il tentativo di aumentare la capacità di iniziativa politica sul territorio, ovvero più presenza, più mobilitazione e anche più competenze diffuse. Ho intenzione di organizzare la mia segreteria e il nuovo gruppo dirigente della federazione suddividendo gli incarichi di responsabilità sui singoli temi. Proprio per la forza dei numeri che può vantare nell'Empolese Valdelsa, il nostro partito dovrà esserci di più e avere anche più punti di riferimento. Non basta il segretario da solo a tradurre ogni giorno la nostra politica in iniziative concrete».
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