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Usura, un patteggiamento
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La Finanza aveva scoperto un giro di usura Riguarda una guardia giurata cerretese arrestata dalla Finanza insieme ad altri tre
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CERRETO GUIDI. Ha patteggiato ieri la pena di un anno e dieci mesi, davanti al gup di Pisa Guido Bufardeci e al pm Giovanni Maddaleni, la guardia giurata Massimo Strazza, 38 anni, che era stato arrestato dalla Finanza perché accusato di esser coinvolto in un giro di usura. L'indagine della Finanza era partita sulla base delle accuse mosse da cinque persone, piccoli imprenditori o soltanto operai alle prese con una crisi sempre più stringente e che si erano rivolti a Strazza e ad altre tre persone per ottenere prestiti la cui restituzione veniva poi chiesta a tassi ritenuti usurari. Si partiva dal quaranta e il cinquanta per cento, per arrivare, se alla scadenza il debito non veniva saldato, ad interessi del settanta e del centocinquanta per cento. Con l'accusa di usura a marzo erano stati arrestati in quattro. Erano padre e figlio, Piero e Daniele Scardigli, di settantadue e trentacinque anni, il primo nato a Montaione e titolare fino a pochi anni fa di una piccola azienda conciaria, il secondo, operaio, nato a Pontedera (entrambi abitanti a San Miniato); Matteo Cavallaro, 54 anni, palermitano, residente a Firenze, con precedenti; e infine Massimo Strazza. L'indagine, che risale allo scorso anno ed è stata coordinata dal pm della procura di Pisa Giovanni Maddaleni, è partita da accertamenti sulla dichiarazione dei redditi di una presunta vittima e ha spaziato fra il 2006 e lo scorso mese di febbraio. Permettendo di accertare ad esempio, per Piero Scardigli, nonostante la piccola attività conciaria, la denuncia di un reddito di soli 3mila euro nel 2006, di nulla l'anno successivo e di 17mila euro per il 2008. Secondo l'accusa, i prestiti variavano da poche migliaia di euro, chiesti da piccoli imprenditori per far fronte ai pagamenti di forniture, a molto di più. Alla scadenza dei titoli di credito o delle cambiali, se i debiti restavano insoluti, venivano rinnovati applicando ulteriori interessi usurari. Una specie di cane che si morde la coda, come avevano spiegato gli uomini del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Pisa. I fatti sarebbero avvenuti nella zona del cuoio, a San Miniato e a Ponte a Egola.
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