Gioco
Netto calo delle nozze quelle con rito civile sono quasi dimezzate
Veronica Potenza
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EMPOLI. Negli ultimi anni, Empoli, città rossa e laica, aveva fatto registrato il sorpasso dei matrimoni celebrati con rito civile rispetto a quelli religiosi. Dal 2006 all'anno scorso la tendenza era andata sempre più accentuandosi. Quest'anno invece c'è un'inversione per certi versi clamorosa. I dati sono riferiti a settembre, dunque non ancora definitivi, ma siccome in inverno sono davvero poche le coppie che decidono di sposarsi si può già sensatamente dare per assodati due dati più che attendibili: il numero delle nozze è in netto calo, quelle in chiesa tornano a essere più di quelle celebrate in municipio. Partiamo dai dati 2010: a settembre il numero totale dei matrimoni a Empoli è stato pari a 87, di cui 46 davanti all'altare e 41 davanti al sindaco (o chi per lui). Nel 2009 le nozze furono 139, di cui 79 con rito civile e 60 (ben 19 in meno) con rito religioso. Due anni fa in Comune vennero celebrati 78 matrimoni, 67 in chiesa (per un totale di 145). Nel 2007 un totale ancora di 139 nozze, di cui 74 civili e 65 religiose. Nel 2006, anno del primo sorpasso, 107 nozze, di cui 54 civili e 53 religiose. Alla luce del trend degli ultimi anni, quello che è avvenuto nei primi nove mesi del 2010 è sicuramente qualcosa di sorprendente anche se non difficile da spiegare. Evidentemente la crisi economica ha inciso in modo pesante anche sui programma di tante coppie: quelle che attribuiscono all'unione un valore anche religioso hanno comunque dato priorità al progetto di vita, le altre invece hanno preferito aspettare o comunque convivere piuttosto che affrontare la spesa (cerimonia, festa, pranzo, viaggio, eccetera) e le responsabilità economiche (casa, fisco, eccetera) che comporta un matrimonio. Le spiegazioni comunque possono essere tante e diverse. Secondo i parroci empolesi, ad esempio, sulla scelta di non sposarsi pesano sì motivazioni economiche ma anche altri fattori. «Nella maggior parte dei casi incidono certamente i problemi economici - spiega don Guido della parrocchia Sant'Andrea - perché i costi di un matrimonio, per chi vuole festeggiarlo come ha sempre sognato, sono alti. In altri casi però pesa anche la volontà di riflettere bene perché il fatto di sposarsi è percepito come più impegnativo rispetto alla convivenza». Dello stesso avviso don Paolo Merciai della parrocchia Santa Maria a Cortenuova, che da luglio a settembre ha battezzato cinque bambini nati fuori dal matrimonio. «I problemi non sono ideologici - dice don Paolo - ma economici. Mancano casa, lavoro e noi preti lo capiamo. Io ovviamente sollecito le coppie a sposarsi al più presto quando vengono a parlarmi del battesimo e spesso questa diventa un'occasione per decidere di farlo davvero». Ma per don Massimo Scalzi, della parrocchia S. Bartolomeo a Martignana, a volte le ragioni economiche sono usate come pretesto e la realtà è che seguono il «sentire comune». «Il male del nostro tempo - afferma - è la secolarizzazione. La gente spesso non si sposa perché è diventata una moda o perché c'è mancanza di maturità da questo punto di vista.
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