Sicurezza
Anche chi non sposa in chiesa battezza i figli
I sacerdoti empolesi: non diciamo no a chi vive nel peccato
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EMPOLI. I matrimoni sono in calo, i battesimi no. E non è un dato di quest'anno: è una tendenza che va avanti da parecchio. Dal 2006 - anno in cui il numero delle nozze civili aveva superato quello delle nozze religiose - al 2009 il numero dei bimbi battezzati è stato pressocché invariato. L'anno scorso ci sono stati 316 battesimi, cinque volte il numero (60) delle unioni celebrate in chiesa, e in alcune parrocchie il numero di bambini "portati all'altare" ha sfiorato la totalità dei nuovi nati. La prova, come sottolineato gli stessi parroci empolesi, che non solo chi si sposa con rito civile ma anche le coppie conviventi non rinunciano al sacramento del battesimo per i loro figli. Ma perché chi pratica una scelta non religiosa per quanto riguarda le nozze non fa altrettanto rispetto alla propria prole? Non bisogna dimenticare che, secondo la dottrina cattolica, chi ha un figlio fuori dal matrimonio è un peccatore e per questo un sacerdote potrebbe anche negare il battesimo al bambino frutto dell'unione "illegittima". Non è questo l'approccio dei preti empolesi. «Ne abbiamo discusso più volte quando ci siamo riuniti - spiega don Guido Engels della parrocchia di Sant'Andrea - e la linea comune che abbiamo deciso di assumere tutti insieme è quella di consentirlo, di fare in modo cioè che il bimbo possa comunque ricevere il sacramento, indipendentemente dal comportamento e dalla condizione dei genitori. Certo, sarebbe bene che i figli nascessero all'interno del vincolo sacro del matrimonio, ma bisogna fare i conti con la realtà e del fatto che la situazione sociale è cambiata». V.P.
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