Il Tirreno

Empoli

Si è spento all’età di 96 anni il fucecchiese che visse a Caprera un’esperienza straordinaria

L'attendente di casa Garibaldi

Paolo Santini
Marino Caverni, fotografato in casa insieme alla moglie, in occasione di un nostro servizio di due anni fa che raccontava la sua straordinaria avventura
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Marino Caverni, fotografato in casa insieme alla moglie, in occasione di un nostro servizio di due anni fa che raccontava la sua straordinaria avventura

Addio a Marino Caverni, lavorò al servizio della figlia del Generale

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 FUCECCHIO. Per Fucecchio venerdì primo ottobre è stata una giornata triste. All'età di 96 anni si è spento Marino Caverni, una di quelle figure attorno alle quali ruota, si sviluppa e si conserva nel tempo la Memoria di una intera comunità. Con lui se ne va un'epoca e se ne va un pezzo di storia non solo fucecchiese; non se ne va il ricordo di una persona straordinaria.  Lo ricordiamo Marino nel momento in cui, un paio di anni fa, si decise a raccontare la storia della sua avventurosa esistenza, soprattutto quella parte che riguardava anni lontani, quando era un giovane militare richiamato alla vigilia della seconda guerra mondiale. Non erano i classici ricordi nel cassetto, e Marino, che non riuscimmo a chiamare mai nonno vista la sua giovanilità, ci investì come un fiume in piena con aneddoti, storie, episodi.  Vogliamo ricordarlo oggi con le sue parole di allora. «Nel 1938 fui richiamato in servizio militare, destinato al 59º reggimento Calabria-Tempio Pausania; dopo un po' fui mandato alla Maddalena e dopo 70 giorni - ci disse Caverni - mi mandarono a Caprera, dove rimasi più di un anno, fino al 1939 inoltrato. Fu uno dei periodi più belli della mia vita. Il comandante della forza militare sull'isola mi chiamò e mi disse: "Caverni, ti mando a svolgere un servizio d'onore. Non tutti hanno questa possibilità e in molti la vorrebbero avere. Comportati bene, andrai a fare servizio da attendente presso la figlia di Garibaldi, Donna Clelia"».  L'epopea di Caverni era iniziata. «Un giorno per Donna Clelia fu mandato un cavallo bellissimo. Lo mandava il Re d'Italia e io tutti i giorni montavo quel cavallo per andare in paese a fare la spesa. Mi sentivo un eroe».  I tempi però stavano cambiando e si avvicinava la guerra. Per Marino ci fu l'intercessione di Donna Clelia presso gli alti comandi affinché non fosse trasferito. «Clelia Garibaldi scrisse al generale di Corpo d'armata comandante della Sardegna per farmi rimanere a Caprera. Mi voleva bene, e spesso mi diceva che, se avessi voluto, lei mi avrebbe trovato un buon posto di lavoro, magari statale. Ma io non me la sentivo di abbandonare i miei fratelli più giovani».  Per Marino prevalse il senso del dovere e il valore della famiglia, quei valori che oggi i familiari - come racconta commossa la nipote - nel salutare il loro congiunto sentono come il patrimonio più importante lasciatogli da Marino. «Mia mamma era morta da poco - proseguì con un filo di commozione - e io avevo due fratelli. Non avrei mai abbandonato il babbo e la mia famiglia, preferivo tornare a lavorare nei campi a casa mia». Poi la guerra, l'8 settembre, il congedo e quell'ultimo, tragico appuntamento. «In tre fratelli come eravamo, il caso ci aveva riportati tutti a casa nel 1944. Il 18 di luglio le artiglierie americane da San Miniato cominciarono un bombardamento anche su Fucecchio. Mio fratello Duilio, impaurito dalle cannonate, uscì fuori dal rifugio. Fu colpito da un proiettile, morì a 21 anni». «Oggi Marino - affermano familiari e conoscenti - ci consegna il testimone e ci lascia l'esempio di un uomo animato dalla grande onestà, dalla rettitudine e dai valori importanti nella vita di una persona».

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