Il Tirreno

Empoli

Cambia il codice di proprietà industriale per il settore del legno e dell’illuminazione

Cento aziende a rischio chiusura

Alessandro Marmugi
Aziende del settore legno a rischio
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Aziende del settore legno a rischio

Non possono più riprodurre oggetti di design, c'è il diritto d'autore

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 EMPOLI. Tremano le aziende produttrici di mobili per l'arredamento e di illuminazione del circondario Empolese Valdelsa. Dal 2 settembre, infatti, è entrato in vigore il nuovo codice di proprietà industriale, che vieta di riprodurre oggetti classici del design. Le multinazionali del mobile, dunque, sono pronte ad intentare causa alle piccole aziende che per questo rischiano di chiudere.  Tutto nasce con il decreto legge nº 131 del 13 agosto 2010, che modifica il codice di proprietà industriale. Il cambiamento più importante riguarda il settore arredamento: le piccole aziende non possono più produrre oggetti di design industriale, simili ad esempio alla lampada Arco o alla poltrona Frau, perché su questi è stato applicato il diritto d'autore che ne vieta la riproduzione. Inoltre non potranno essere commercializzati, a causa di una norma retroattiva, neanche i prodotti che sono stati fabbricati dopo il 2006. Un colpo durissimo, dunque, per tutte le aziende della nostra zona che si occupano di arredamento, che subiranno una perdita pari al 15% del fatturato annuo. Ma non solo. Se le multinazionali del mobile, detentrici del diritto d'autore decidessero di intentare causa, le piccole aziende sarebbero obbligate per legge a bloccare la produzione, cosa che porterebbe molte ditte alla chiusura. A confermare la criticità della situazione è Paolo Gianassi del Cna Empolese Valdelsa: «A causa di questo decreto - spiega Gianassi - rischiano di chiudere un centinaio di aziende, che producono illuminazione e arredamento, soprattutto nelle zone di Empoli, Vinci e Castelfiorentino». Un decreto discutibile secondo il Cna che dovrà essere rivisto: «Abbiamo scritto ad Unioncamere - spiega Gianassi - affinché la normativa sia abrogata o radicalmente emendata». Deciso a farsi sentire anche il Consorzio Origini, che raggruppa al suo interno molte aziende del settore arredamento e design del nostro circondario. Proprio il presidente del consorzio, Giovanni Fittante si recherà in questi giorni a Roma al ministero dello sviluppo economico per affrontare la questione: «Cercheremo di far abrogare il decreto - spiega- perché non ha senso l'applicazione del diritto d'autore su opere prodotte in maniera seriale, è un concetto sbagliato culturalmente ed economicamente». «Le multinazionali del mobile - dice Fittante - rischiano di distruggere le piccole imprese con una norma che possiedevizi di incostituzionalità».

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