Gioco
Il moderato Sonnino avversario accanito di Giovanni Giolitti
◗
Sonnino nel castello di Montespertoli 3 MINUTI DI LETTURA
MONTESPERTOLI. Sidney Sonnino nacque a Pisa l'11 marzo del 1847, da Isacco, banchiere di origine ebraica investito del titolo baronale nel 1862 dai Savoia, e dall'inglese Giorgina Sofia Arnaud Dudley Menhennet. Dopo il diploma al Liceo fiorentino "Dante", conseguì la laurea in Legge a Pisa, nel 1865, e poco dopo abbandonò l'attività di procuratore legale per prestare servizio in diplomazia, dal 1867 al 1871, tra Madrid, Vienna, Berlino e Parigi. Ritornato nel 1871 a Firenze, la città dove la sua famiglia risiedeva, Sonnino frequentò il salotto di Emilia Peruzzi, moglie di Ubaldino Peruzzi, capo della destra moderata toscana, con la quale intrattenne per alcuni anni un proficuo scambio intellettuale. In quegli anni si dedicò ad un'intensa attività saggistica con la collaborazione di Leopoldo Franchetti, che culminò nell'inchiesta La Sicilia nel 1876, nello studio La mezzeria in Toscana (1874) e nella rivista "La Rassegna Settimanale" (1878-1882), una delle più belle iniziative editoriali dell'Ottocento. Nel primo numero del settimanale, elogiato anche da Filippo Turati, si enunciarono gli scopi: «Alieni da ogni spirito di classe e ritenendo per fermo che le questioni si sciolgono meglio se discusse e approfondite, ci proponiamo di esaminare attentamente le condizioni presenti delle classi bisognose nel nostro Paese, studiando ogni provvedimento che sia inteso a migliorarle». Eletto deputato nel collegio di San Casciano Val di Pesa nel 1880, Sonnino si distinse per una posizione politica autonoma da Destra e Sinistra, entrando a far parte del gruppo dei cosiddetti "dissidenti di destra", capeggiati da Antonio di Rudinì. Nel dicembre del 1893 fu ministro delle finanze e, ad interim, del tesoro nel terzo governo Crispi. Rimasto solo ministro del tesoro, a partire dal giugno del 1894, Sonnino lavorò con successo al rinnovamento della struttura bancaria del Paese, impose nuovi controlli sull'emissione monetaria e riordinò quasi ogni settore della finanza del Paese. Terminata l'era Crispi dopo la disfatta di Adua, si aprì una fase piuttosto controversa della carriera di Sonnino, con la pubblicazione, nel 1897, su "Nuova Antologia" del suo saggio più famoso, Torniamo allo Statuto, in cui egli esortò la monarchia a riprendere il suo ruolo istituzionale invocando il ritorno al dettato dello Statuto Albertino. Nel 1901, Sonnino, insieme ad un'élite intellettuale liberale contrapposta a Giolitti, fondò un nuovo, importante quotidiano, "Il Giornale d'Italia", di cui si conserva, nella biblioteca di Montespertoli, un'importante collezione. Dopo aver abbattuto il governo Fortis e coalizzato le forze parlamentari d'opposizione a Giolitti, l'8 febbraio del 1906 Sonnino costituì il suo primo governo, con la presenza di due radicali: ma dopo soli tre mesi, il 18 maggio 1906, fu costretto alle dimissioni. L'11 dicembre 1909, Sonnino formò il suo secondo governo, con una marcata connotazione di centrodestra; durò fino al 21 marzo 1910. Rifiutata l'offerta del re di diventare di nuovo presidente del consiglio, l'ultimo lungo impegno ministeriale di Sonnino fu l'assunzione, il 5 novembre del 1914, del dicastero degli esteri, nel secondo governo Salandra. Alla vigilia della guerra, fece parte di quello schieramento di liberali "tiepidamente interventisti", consapevoli che la partecipazione dell'Italia alla guerra avrebbe contribuito a rafforzare sia il prestigio delle istituzioni italiane sia della monarchia, contrapposta alla linea neutralista dei liberali giolittiani. Paolo Santini ARCHIVIO MOLTO RICCO Migliaia di telegrammi, una storia L'interessante serie dei telegrammi (oltre 45 mila), comprende i documenti dattiloscritti in copia e diverse minute autografe prodotte da Sonnino nel corso della permanenza nella carica di ministro degli esteri (dal novembre 1914 al giugno 1919). Dalla lettura dei "dispacci" si può ricostruire la cronaca e la complessa trama degli eventi bellici ora dopo ora. Le uniche parti mancanti di questa serie, disponibile anche in microfilm, sono quelle prelevate dopo la morte dello statista e depositate al ministero degli esteri a Roma. Delle 14 copie delle veline emesse dal ministero, delle quali Sonnino tratteneva la quarta e talvolta la nona, l'unica copia pressoché completa oggi esistente è quella conservata nel suo archivio di Montespertoli.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
