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INTERVENTO
IGNOBILE SPECULAZIONE POLITICA SUL COSTO DEI SERVIZI AI DISABILI
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Sulla vicenda della compartecipazione al costo di mensa e trasporto da parte delle famiglie i cui figli frequentano i centri diurni per disabili, sta montando una speculazione politica indecorosa. La richiesta di dimissioni del presidente della Società della Salute Andrea Campinoti avanzata da esponenti del Pdl è propagandistica e non merita considerazione. E' doveroso, invece, chiarire quali sono i reali termini della questione, perché possano valutare consapevolmente una decisione difficile e dolorosa che l'assemblea della società della salute è stata costretta ad assumere. Vanno, innanzitutto, precisati i fatti, su cui poi ognuno può formarsi un'opinione informata: la deliberazione della Società della salute (la cui applicazione è stata sospesa dal Tar in attesa di una sentenza che verrà adottata dopo averne valutato le motivazioni giuridiche e di merito), ha valutato che mentre la prestazione socio-sanitaria (frequenza dei centri diurni) è gratuita, i servizi di mensa e trasporto hanno carattere integrativo e quindi è possibile richiedere alle famiglie una compartecipazione alla spesa. La compartecipazione richiesta, di 20 euro mensili fisse per il trasporto e 3 euro a pasto (a cui corrisponde una spesa massima di circa 80 euro mensili in caso di frequenza costante, riducibile in relazione alle frequenze di utilizzo della mensa) riguarda solo le famiglie con un indicatore della situazione sociale di 6.000 euro. Un Isee di 6.000 euro corrisponde a un reddito di circa 24.000 euro per una famiglia di 4 persone (quindi redditi o pensione minimi sono esenti). Il Fondo sociale nazionale è stato già ridotto dal Governo Berlusconi-Tremonti, nel 2009, rispetto a quanto assegnato dal Governo Prodi nel 2007, del 30%, cioè, per la Toscana, di circa 15 milioni e per la Società della salute di 700mila euro annui. E la manovra estiva del governo Berlusconi-Tremonti ridurrà ancora più le risorse di Regione e Comuni dal 2011. Le motivazioni di questa scelta sono intuibili. Di fronte a riduzioni di risorse da parte del Governo e alla volontà dei Comuni di ampliare i servizi per i disabili è stato necessario un parziale recupero di risorse per assicurare servizi integrativi della prestazione socio-sanitaria gratuita di frequenza dei Centri diurni, chiedendo la compartecipazione alla spesa alle famiglie con redditi Isee sopra i 6.000 euro. La scelta è dolorosa perché siamo consapevoli di chiedere un sacrificio a famiglie che soffrono le situazioni di disagio che la disabilità comporta, e che le disponibilità finanziarie certo non compensano. Ma un modesto contributo (così lo ha definito anche l'ordinanza di sospensione del Tar) da parte di chi può, consentirà anche agli altri di usufruire di servizi che costituiscono un completamento della prestazione principale, costituita dalla frequenza dei centri. Chi ha la responsabilità di garantire i servizi essenziali deve decidere pensando al bene comune e spiegando le motivazioni delle proprie scelte sia ai cittadini che al Tar. Ognuno ha diritto di farsi un'opinione, a partire dai fatti. A prescindere da ogni speculazione politica. Claudio Toni sindaco di Fucecchio e membro della Società della salute di Empoli
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