Il Tirreno

Empoli

Ragazzino si autoaccusa del delitto

Massimo Stepich, più a destra un carabiniere ispeziona il giardino di via Tino da Camaino dove una settimana fa è stato ritrovato il corpo senza vita del giovane
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Massimo Stepich, più a destra un carabiniere ispeziona il giardino di via Tino da Camaino dove una settimana fa è stato ritrovato il corpo senza vita del giovane

Ha confessato di avere sparato a Massimo Stepich. Ma qualcosa non torna

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 EMPOLI. Un ragazzino di sedici anni si è autoaccusato dell'omicidio di Massimo Stepich. Si è presentato spontaneamente ai carabinieri di Massa e, da una prima ricostruzione dei fatti, avrebbe raccontato che il colpo di pistola sarebbe partito in maniera accidentale. Dopo le anticipazioni del Tirreno di ieri stanno arrivando le prime conferme da parte degli inquirenti.  Il mistero del cadavere lasciato vicino all'ospedale San Giuseppe sabato scorso comincia a schiarirsi. Per scoprire chi ha ucciso Massimo Stepich, 22 anni, nomade sinti che abitava con la famiglia in un campo a San Miniato basso, gli investigatori sono partiti dal fatto che, poche ore prima della morte, il giovane era stato visto in un locale a Ponte a Elsa. Non era solo, ma in compagnia di alcuni ragazzi. Dallo stesso locale il gruppo è ripassato nel tardo pomeriggio. Massimo, però, non era con loro perché, nel frattempo, era stato ritrovato vicino all'ospedale, in via Tino da Camaino. Morto, con il cuore spappolato da un colpo di pistola sparato, si saprà dopo pochi giorni dall'autopsia, a una distanza di circa un metro.  Da qui sono partiti gli accertamenti dei carabinieri di Firenze che portano avanti l'indagine con il sostituto procuratore Vincenzo Ferrigno. Un omicidio che, secondo gli inquirenti, troverebbe la sua risoluzione in ambienti vicini alla giovane vittima. E questo anche per i tempi ristretti perché alle 14,30 il giovane era nel locale di Ponte a Elsa e poco meno di due ore dopo era già morto.  L'altro ieri nel pomeriggio la svolta: un ragazzino, anche lui di etnia sinti che fino a tempo fa viveva con la famiglia nell'Empolese, si è presentato spontaneamente ai carabinieri di Massa. Si sarebbe autoaccusato del delitto raccontando che il colpo di pistola sarebbe partito in maniera accidentale. Un gioco con un'arma finito male. Che si sarebbe consumato vicino a San Miniato. Poi la corsa fino alla stradina, vicino all'ospedale di Empoli, che potrebbe essere stata scambiata addirittura per un accesso al pronto soccorso. Qualcosa, però, nella ricostruzione non torna. E forse per questo i carabinieri, al momento, non avrebbero emesso alcun provvedimento nei confronti del sedicenne. In queste ore stanno vagliando il racconto per capire se il ragazzino è attendibile oppure se sia stato costretto a presentarsi per coprire altre persone (magari maggiorenni e di conseguenza a rischio pene molto più pesanti).  Gli investigatori stanno accertando anche chi era insieme al minorenne quando Stepich è morto. Difficile credere che sia stato solo il ragazzino a trasportare la vittima all'ospedale e a scaricarla da un auto o un furgone.

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