Il Tirreno

Empoli

Stepich era morto da due ore

Francesco Turchi
Stepich era morto da due ore

Nel primo pomeriggio era con la famiglia, gli hanno sparato vicino a casa

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Gli hanno sparato vicino a casa. Sembra essere più di un'ipotesi per gli investigatori che stanno cercando di fare luce sull'omicidio di Massimo Stepich. A confermarlo sarebbero i tempi stretti tra l'ultima volta che lo ha visto il padre e l'ora del decesso, che sarebbe avvenuto poco dopo le 15.

Il cadavere del 22enne di etnia sinti che viveva nel campo nomadi di San Miniato Basso, è stato trovato sabato intorno alle 17.15 in via Tino da Camaino, a due passi dall'ospedale San Giuseppe di Empoli. A scorgerlo dietro alla spalletta del ponte sul rio Bonistallo è stato un ragazzo che abita lì e che ha immediatamente dato l'allarme.

Sul posto è intervenuto anche il medico legale, che avrebbe indicato come orario del decesso le 15.30 circa. Notizie più precise si avranno dopo l'autopsia, che sarà effettuata stamani alle 9 all'istituto di medicina legale di Firenze. L'esame sul cadavere fornirà una serie di particolari per gli investigatori: dall'ora esatta del decesso alla distanza da cui è stato esploso il colpo di pistola, ma anche il calibro dell'arma che è stata utilizzata.

L'orario del decesso comunque non si dovrebbe discostare da quello indicato dal medico legale (le 15.30 appunto). Allo stesso tempo il padre di Massimo, ha dichiarato di aver visto il figlio «anche l'altro pomeriggio. Era qui fino a poco prima che lo ammazzassero». Questo significa che probabilmente il giovane - che aveva numerosi precedenti per vari reati - era rimasto nelle baracche di via Candiano a San Miniato, dove viveva con la famiglia, fino almeno alle 14. Al massimo un'ora e mezza più tardi era già morto. E alle 17.15 era già stato trovato in un'aiuola a due passi dall'ospedale di Empoli. Una tempistica che restringe il raggio dei chilometri in cui si è svolta tutta la vicenda.

La strada più battuta dai carabinieri della sezione omicidi di Firenze che stanno svolgendo le indagini - con il coordinamento del pubblico ministero Vincenzo Ferrigno - resta quella del regolamento di conti. Che forse non doveva finire in tragedia. Potrebbe non essersi trattato di un agguato premeditato, ma di un "chiarimento" - testimoniato anche dalle ecchimosi che sarebbero state trovate ai polsi di Stepich - finito male. Al centro della contesa potrebbero esserci stati alcuni furti di cui lo stesso 22enne era accusato. Chi ha sparato? Questo è l'interrogativo principe a cui gli inquirenti dovranno trovare una risposta. Ma non è l'unico. C'è da capire anche chi e perché ha abbandonato il corpo a due passi dall'ospedale, a quanto sembra addirittura dopo avergli cambiato la maglietta? È probabile che siano stati suoi "amici". Ma in questo caso il "giallo" si infittisce.

Queste persone potrebbero averlo soccorso ed essersi dirette verso l'ospedale di Empoli con Stepich ancora vivo. Poi, quando sono arrivati a destinazione, si sono resi conto che era morto e l'hanno abbandonato su un'aiuola, rischiando peraltro di essere visti, dato che via Tino da Camaino è una zona residenziale e la strada è a fondo chiuso. Oppure hanno vagato più a lungo per la città con il morto in auto, senza una destinazione e poi si sono liberati del cadavere semplicemente quando hanno trovato il coraggio di farlo, senza stare troppo a riflettere. E comunque gli investigatori dovranno riempire un "buco" di due ore, che va dal decesso al ritrovamento: in questo lasso di tempo, il cadavere era in mano (o nell'auto) di chi ha cercato di aiutarlo? Oppure era in via Tino da Camaino e nessuno l'ha visto? In attesa dell'autopsia che dovrebbe chiarire molti aspetti della vicenda, i carabinieri ribadiscono l'appello: «Chi ha visto o sentito qualcosa, parli».

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