Il Tirreno

Empoli

«Me l'hanno ammazzato come un cane»

Sabrina Chiellini
La salma di Massimo Stepich e i carabinieri che stanno svolgendo le indagini
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La salma di Massimo Stepich e i carabinieri che stanno svolgendo le indagini

Lo sfogo del padre: «Voglio vedere in faccia chi ha sparato»

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 SAN MINIATO. «Voglio vedere in faccia chi ha sparato a mio figlio. Non avrò pace fino a quel momento. Gli hanno sparato al cuore, come si fa con una bestia. Aveva solo 22 anni, il resto non conta. Chiediamo solo giustizia». Le mani nei capelli neri, la testa piegata in avanti: un padre disperato piange la perdita di un figlio. È seduto su un piccolo muro di recinzione che separa le case dei nomadi da una palazzina, in via Candiano a San Miniato Basso. Una strada stretta in campagna: le baracche, sono vicine ad uno dei cavalcavia della superstrada. È passato da poco mezzogiorno, il caldo si fa sentire.  Ai parenti della vittima - sui loro volti i segni della stanchezza, del dolore e della rabbia - non importa se in passato il giovane, che era uscito dal carcere da pochi mesi, aveva dato avuto guai con la giustizia. Piangono una giovane vita spezzata, un figlio, un amico. Intorno al padre, un gruppo di uomini ben piazzati e dalle braccia tatuate. Tra tanti disegni una scritta richiama l'attenzione "Regina Coeli 1994".  Impossibile avvicinarsi alla madre del ragazzo assassinato. «È mezza morta anche lei», aggiunge il padre della vittima, che si dà forza contando sugli altri tre figli. «Come si può sparare a un ragazzo? Mio figlio abitava con noi, l'abbiamo visto anche l'altro pomeriggio. Era qui fino a poco prima che lo ammazzassero», aggiunge il genitore prima di chiudersi nel silenzio, davanti ad altri uomini che annuiscono e sono pronti a impedire ad occhi indiscreti di avvicinarsi alla casa della vittima.  Subito dopo prende la parola uno zio, che spiega di essere arrivato da Pistoia. «Massimo era disoccupato come tanti giovani della sua età. Non c'è altro da dire - aggiunge - a questo punto conta solo sapere chi gli ha sparato, vogliamo vederlo. Questo delitto è strano, un mistero anche per noi. Non riusciamo a capire».  La famiglia Stepich abita a San Miniato Basso da oltre quattro anni, prima di trasferirsi da Pistoia. Lavori saltuari anche nell'edilizia, altri sommersi. Le domande si scontrano con l'atteggiamento di chi non desidera troppe intromissioni in una storia che ha molti lati oscuri.  Il movente del delitto anche per i parenti, stando alle loro parole, è un giallo. Così come non è pensabile parlare delle abitudini della vittima, dei suoi interessi: un muro di silenzi. «I carabinieri diranno cosa è successo - aggiunge un giovane - saranno loro a trovare chi ha sparato». Interrogativi al vento. Intanto al campo nomadi c'è una processione di macchine. Altri nomadi che arrivano dagli Stepich per unirsi al loro dolore. Il funerale, quando la salma sarà rilasciata dall'autorità giudiziaria, probabilmente si svolgerà a Pistoia, come spiega uno zio.

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