Sicurezza
In cinque sotto torchio
Francesco Turchi
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Gli inquirenti esaminano la salma del giovane. Sotto l’abitazione della famiglia della vittima e la gente di via Tino da CamainoInterrogati dai carabinieri amici e nemici del giovane ucciso
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EMPOLI. La città si interroga, gli inquirenti lavorano per dare delle risposte. Una domenica particolare per Empoli, che si è risvegliata sulla ribalta per un omicidio. Una giornata - quella di ieri - caratterizzata da termini insoliti da queste parti, ma diventati d'un tratto d'attualità, come «indagini a trecentosessanta gradi» e «massimo riserbo». Ma anche perquisizioni e cinque persone interrogate a lungo nelle ore immediatamente successive al ritrovamento del cadavere di Massimo Stepich, 22 anni, nomade di etnia sinti, trovato senza vita in via Tino da Camaino, a due passi dall'ospedale San Giuseppe di Empoli, ucciso da uno sparo al cuore. Ore febbrili per gli inquirenti che non escludono alcuna pista, fanno appello a chi ha visto qualcosa. Fondamentale capire se c'è un testimone: se c'è chi può dire chi e quando ha scaricato il cadavere dietro al muretto del ponte sul rio Bonistallo, a due passi da decine di appartamenti. Regolamento di conti. Il punto di partenza è il passato di Stepich, che nonostante la giovane età aveva diversi precedenti per vari reati, legati agli stupefacenti, ai furti ma non solo. Nel suo turbolento curriculum anche l'ombra di un tentato omicidio: nel novembre del 2008 venne infatti arrestato nel campo nomadi di San Miniato Basso perché accusato di avere partecipato all'agguato ai due fratelli empolesi Giuseppe e Giovanni Fois nel quale uno dei due rischiò di essere ucciso a colpi di crick e martello. Un passato criminale ricco di episodi anche molto gravi, dunque, che gli inquirenti stanno scandagliando per trovare riscontri che avvalorino la pista del regolamento di conti. C'è un dubbio però che pesa su questa ipotesi: se qualcuno ha voluto fargliela pagare, perché poi ha caricato il corpo su un'auto e ha cercato di portarlo - o almeno così sembra - all'ospedale, nel tentativo di salvargli la vita? Forse - e anche questo non è da escludere - qualcuno vicino a Massimo ha assistito alla scena, ha visto sparare. Ha cercato di aiutarlo, ma evidentemente non ha voluto, o potuto, esporsi. E c'è da chiarire - sempre se sarà confermato - ciò che hanno visto i primi soccorritori giunti sul posto: la maglietta blu che indossava Stepich non era macchiata di sangue. Quindi qualcuno gliel'avrebbe cambiata prima di abbandonarlo. Perché? Le prime mosse. Quella del regolamento di conti resta la pista principe, ma in questa fase delicata niente viene lasciato al caso. I carabinieri fiorentini che stanno svolgendo le indagini - con il coordinamento del pubblico ministero Vincenzo Ferrigno - non lasciano trapelare praticamente nulla, ma dalle rigidissime maglie degli investigatori emerge un elemento importante: cinque persone sono già state interrogate dagli inquirenti. Si tratterebbe di pregiudicati che in passato hanno avuto a che fare con Stepich: amici e nemici che potrebbero aiutare a ricostruire le ultime ore del giovane ucciso sabato ma anche essere direttamente coinvolti in qualche faida con il giovane e il suo clan. Inoltre gli inquirenti avrebbero effettuato anche alcune perquisizioni. Le altre ipotesi. Stepich potrebbe anche essere rimasto vittima di una colluttazione: durante un "chiarimento" - confermato anche dalle ecchimosi e i segni riscontrati sui polsi del ventiduenne - è partito un colpo che lo ha trafitto. Chi era con lui ha tentato di salvarlo, portandolo in ospedale, ma durante il tragitto Massimo è morto ed è stato scaricato per strada. C'è anche chi pensa che possa essersi trattato di un'esecuzione in piena regola, da ostentare per lanciare messaggi agli ambienti della malavita. Più remote invece le ipotesi che si sia trattato di una disgrazia difficile da spiegare o di una rapina andata male. L'appello. «Chi ha visto, ci aiuti». Parola dei carabinieri, che si rivolgono direttamente agli empolesi. Via Tino da Camaino è a due passi dall'ospedale. È una strada a fondo chiuso, ma dove abitano decine di famiglie. Il corpo di Massimo Stepich è stato scaricato a venti metri dal viale Boccaccio, in un orario presumibilmente in cui è molto trafficato. Gli inquirenti sperano che ci siano testimoni pronti a farsi avanti. A raccontare anche un semplice particolare. Magari un'auto che sale in via Tino da Camaino per riscendere dopo pochi secondi. O un qualsiasi movimento sospetto. Tutto questo sarebbe fondamentale per risalire a chi ha portato lì il cadavere. E a che ora. Il corpo senza vita di Stepich, che viveva nel campo nomadi di San Miniato Basso, è stato scoperto da un ragazzo intorno alle 17.15. Ma non si sa da quanto tempo era lì, disteso a pancia in sù.
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