Il Tirreno

Empoli

Bocciata l’idea di consentire il commercio solo ad esercizi pubblici tradizionali

Kebab in centro? Sì grazie

Veronica Potenza
Kebab in centro? Sì grazie

La Lega li vuole far chiudere ma clienti e Comune dicono no

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 EMPOLI. In principio fu Lucca. Di due anni fa la decisione, che sollevò non poco clamore, di impedire l'apertura di locali non tradizionali all'interno delle mura. Il kebab divenne subito l'emblema di questo provvedimento da più parti additato come protezionista e xenofobo. Seguirono Prato, nell'ottobre del 2009, e in tempi più recenti la stessa proposta è stata lanciata a Viareggio. Ora anche nel fiorentino ci si chiede se è giusto che nei centri storici ci siano locali non tradizionali. Lo si fa in seguito alle dichiarazioni di Marco Cordone, capogruppo della Lega Nord alla Provincia di Firenze, che in questi giorni ne ha chiesto la chiusura immediata.  La ragione? «I kebab stanno snaturando l'identità dei nostri centri storici» risponde. L'esponente leghista ne fa «un problema di sicurezza pubblica» e di «sopravvivenza della nostra civiltà». «Stanno occupando il nostro territorio - dichiara - i nostri esercizi chiudono e quelli pakistani, cinesi e asiatici prolificano».  Ma cosa ne pensano gli empolesi e l'amministrazione comunale? C'è effettivamente la volontà condivisa di epurare quelle attività che non rientrano nella tradizione toscana? La risposta, almeno sentendo chi vive e frequenta il centro, sembra proprio no. Ammistrazione e cittadini sembrano concordare sul fatto che i problemi siano altri e il kebab è anzi considerato da molti un buon pasto, soprattutto perché economico e veloce.  Quando si tratta di polemiche "etno-culinarie" a finire al centro del ciclone sono sempre pietanze come lo shawarma, i felafel o gli involtini primavera ma cheeseburger e onion rings non sono altrettanto estranei alla tradizione mediterranea? Lo abbiamo chiesto a Cordone che ha risposto così: «E' vero, io preferisco il panino col lampredotto all'hamburger ma c'è differenza perché quello fa sempre parte della civiltà occidentale. Gli Stati Uniti sono stati fondati dagli europei. Anche se poi c'hanno portato gli schiavi negri, è sempre occidente».  Eleonora Caponi, assessore con delega al centro storico, non potrebbe essere più lontana da tali posizioni. «Dai cittadini - racconta - richieste o lamentele simili non sono mai arrivate. Non si può impedire a un cittadino in possesso di regolari permessi di aprire un locale. Tra l'altro questi vengono regolarmente ispezionati dall'Asl e controllati dai vigili urbani per cui non c'è motivo di preoccuparsi. Personalmente - aggiunge - sono del tutto favorevole all'integrazione. Perché poi una friggitoria a Piazza dei Leoni dovrebbe avere più diritto di esistere del kebab a via del Giglio? Non dà forse più fastidio l'odore del fritto alle 8 di mattina? L'importante è che si mantenga il decoro urbano».  Dello stesso avviso l'assessore Filippo Torrigiani che conferma che «lamentele non ce ne sono mai state» e che aggiunge: «Io penso che tutti dovrebbero stare aperti purché vi sia il rispetto delle regole, ma questo vale per i maghrebini e i cinesi così come per gli italiani».  Niente da fare insomma, la proposta leghista sembra proprio destinata a non attecchire in terra empolese. Girando tra i vari "locali etnici" del centro troviamo diversi empolesi che si dicono aficionados dell'ormai celebre piatto arabo e che confermano che problemi con questi esercenti non ce ne sono mai stati. «Io sono contento che ci siano perché il kebab mi piace - dice Alessandro di Empoli - in molti mi dicono che con 10 euro si mangia nei locali italiani ma con uno stipendio da metalmeccanico poterne spendere 4 o 5, anziché 10, fa differenza. Dieci euro preferisco spenderle la sera per andare fuori con la mia ragazza ma non a pranzo tutti i giorni».  Concorda Luca Cecchi, empolese da cinque generazioni che nella vita fa il verniciatore. Per lui quelle della Lega sono polemiche sterili. «Non danno fastidio a nessuno - dichiara - io ci vengo spesso perché il cibo mi piace».  Gli unici che sembrano avere perplessità sono alcuni abitanti della piazzetta della Quiete che, ironia della sorte, sono infastiditi dagli schiamazzi notturni dei clienti del locale che fa kebab nella adiacente via Marchetti. «Il problema non sono loro - racconta Giuseppe Biondo, che da anni gestisce assieme al fratello il pastificio della piazzetta - la colpa è dei clienti che sporcano e fanno rumore fino alle due di notte. Nelle loro attività i gestori non danno fastidio a nessuno, anzi sono educatissimi. Mi è capitato di fare loro dei favori e di riceverne. Il problema è che stanno aperti fino all'1.30 e i clienti fanno rumore fino a tardi e lasciano cartacce e bottiglie in giro».  Lo confermano alcuni inquilini dello stesso palazzo e Graziella Maestrelli del "Caffé la piazzetta" ma, attenzione, nessuno ne fa una questione patriottica ma solo di maleducazione di alcuni clienti. «Se ci fosse una pizzeria a taglio - dichiarano compatti - sarebbe la stessa cosa».

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