Il Tirreno

Empoli

Secoli di liti e di campanili

A sinistra il Ponte di Ventignano che proprio in questi giorni è al centro di una contesa tra San Pierino e San Miniato Sopra il sindaco di Fucecchio Claudio Toni. In basso il primo cittadino sanminiatese Vittorio Gabbanini e il centro abitato di San Pierino invaso dal traffico
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A sinistra il Ponte di Ventignano che proprio in questi giorni è al centro di una contesa tra San Pierino e San Miniato Sopra il sindaco di Fucecchio Claudio Toni. In basso il primo cittadino sanminiatese Vittorio Gabbanini e il centro abitato di San Pierino invaso dal traffico

Territori, feste e potere: storie di scontri e sfottò tra paesi vicini

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 FUCECCHIO. S'ha un bel dire che siamo nel terzo millennio, che certe cose oggi, via, non hanno più senso, se mai l'hanno avuto. E ci si picca di ribadirlo a ogni piè sospinto. Ma il campanilismo - gratta gratta - esiste sempre, anche lì dove non te lo aspetteresti. Per esempio, in un'area fortemente industrializzata come il comprensorio del cuoio (valle inferiore dell'Arno), che ha contatti con mezzo mondo, quindi dovrebbe pensare oltre.  E quando si pronuncia la parola campanilismo, vanno messe in conto divisioni e liti. Il pomo della discordia può essere di natura diversa e non sempre grosso. O è la priorità nell'attraversamento di un piccolo ponte di campagna, in Ventignano (cosa di questi giorni), che contrappone San Pierino, frazione di Fucecchio, a San Miniato. O è la proibizione del passaggio dei camion da una frazione (Staffoli), con conseguente dirottamento sulle località vicine, che costringe a guardarsi in cagnesco Fucecchio e Santa Croce sull'Arno, il Circondario Empolese-Valdelsa e la Provincia di Pisa. Da mesi. O è la decisione di Fucecchio di limitare il transito di mezzi pesanti da San Pierino, che non ne può più, in attesa del nuovo e sospirato secondo ponte sull'Arno, che non è andata giù a San Miniato e crea problemi a Bassa e Gavena, frazioni di Cerreto Guidi. O è la data concomitante di manifestazioni folcloristiche (Castelfranco di Sotto con il Palio dei barchini e Fucecchio con il Palio delle Contrade). Non sono immuni i sindaci. Autori di ordinanze e contrordinanze. Poco importa se appartengono allo stesso partito. Ognuno difende il suo.  Retaggio del Medioevo? Della grande importanza avuta dai castelli, per altro nati uno accanto all'altro, spesso con confini non chiari e anch'essi oggetto di contrapposizioni? Può darsi...  La storia è impietosa. Nel maggio del 1281, Santa Croce e Fucecchio arrivano alla guerra (il primo vuole più territorio e affrancarsi dal secondo, sede del Vicariato), nonostante che Cristiana, già in odore di santità, raccomandi ai santacrocesi d'evitarla perché destinati alla sconfitta. Ma loro, sordi (che vuole questa donna?), la fanno e perdono di brutto.  E' emersa, questa storia, all'inizio dell'anno, per il settecentesimo anniversario della morte della beata. Ed è venuto a galla anche un particolare: i santacrocesi hanno per patrona una fucecchiese. Però guai a insistervi. Uno si prende del provocatore. Neanche a far vedere la foto che ritrae la casa, dove nacque, in territorio di Cappiano, dal 1281 castello sottomesso a Fucecchio, di cui da tempo è frazione, e dimostrare - documenti alla mano - che, nell'anno in cui Cristiana (al secolo Oringa Menabuoi) nasceva, nel 1237 o nel 1240, Santa Croce ancora non esisteva. Se ne hanno notizie soltanto dal 1252. Si privilegia il fatto che lì visse, che lì riunì altre giovani, che lì volle un monastero sotto la regola di Sant'Agostino. E si scrive, ovunque, nata a Santa Croce.  "Digià siete cisposi" (di solito c'è una i in più), dicevano e dicono ancora i santacrocesi doc, quando la contrapposizione si fa severa, dura. Con riferimento a problemi agli occhi lamentati (più nel passato che ora) dai fucecchiesi e causati dal vivere in mezzo all'acqua: da una parte il padule, un tempo lago, e, dall'altra, l'Arno, rii e torrentelli. Ma chi pronuncia la frase ha l'intenzione precisa di dare del sudicio. E i fucecchiesi doc replicavano, e replicano,: "Seò, gaò, chi parla: i pellai". Ispirandosi alla lavorazione principe di Santa Croce per indicare gente rozza.  A Empoli, dal 1981 hanno ripreso la tradizione di far volare il ciuco per Corpus Domini. Non in carne e ossa, come facevano nel passato, quando non esistevano gli animalisti. Ora è di resina. Tradizione nata 531 anni fa, dopo la presa di San Miniato, che la leggenda vuole avvenuta grazie a un esercito di capre, esibite la notte dal condottiero Cantini, con tanto di candele legate sulla testa. I sanminiatesi hanno sempre subito in silenzio. A reagire, invece, i fucecchiesi, con l'invenzione del volo del dottore. Proprio in questi giorni, in alcuni, è emerso il desiderio di rifare quel volo. Fino all'inizio dell'altro secolo, un manichino veniva vestito da dottore e lo si faceva "volare" dalla sommità della torre civica fino a via Machiavelli, nei pressi di piazza Montanelli. Per coglionare (proprio così) gli empolesi e dimostrare d'essere superiori sul piano intellettuale: "Voi fate volare il ciùo, noi si fa vola' il dottore". Ma come risposta si sentivano portati per bocca: "O che sei di Fucecchio?". Come dire abitante in luogo infimo: tutta colpa di quel lago, tenuto in piedi dai Medici per avere gran copia di pesce, senza considerare che la gente moriva "gonfiata e gialla".  Invece "O che sei di San Miniato" nasce nel 1960, dopo la partecipazione della città della Rocca, con esito disastroso, alla trasmissione televisiva, condotta da Mike Bongiorno, "Campanile Sera". E sta a indicare gente ignorante.  La contrapposizione Fucecchio-San Miniato, alcuni la fanno risalire al Seicento, all'istituzione della diocesi. Fucecchio aveva il privilegio secolare d'essere un'enclave religiosa. A capo della quale era - fatto unico - un'episcopessa (lucchese), che dipendeva direttamente dal Papa. Sicché, quando s'arrivò alla determinazione di far nascere la diocesi, la città dei Cadolingi non ebbe dubbi: "Spetta a noi la sede". Furono momenti di tensione. Alla fine, prevalse San Miniato. E Fucecchio rimase con le pive nel sacco: non ebbe la Curia e perse il privilegio.  Ancora oggi c'è chi dice: "Il vescovo starebbe meglio a Fucecchio". Secoli di guerre, sfottò, ma anche iniziative politiche. Nell'Ottocento, Castelfranco di Sotto vorrebbe sfilare il Mandamento (pretura, ufficio del registro e delle imposte, ecc) a Fucecchio. Che reagisce e blocca l'operazione. Ci pensa il fascismo, nel 1925, a torglielo, conseguenza della creazione della provincia di Livorno, voluta dai Ciano. Ciò comporta il passaggio da Firenze a Pisa di San Miniato, Santa Croce sull'Arno, Castelfranco di Sotto, Santa Maria a Monte e Monopoli in Valdarno. Sicché Fucecchio si trova solo, ultimo comune della provincia di Firenze, sul confine con quelle di Pisa, Lucca e Pistoia. A fare i conti con il vicinato.  Non basta. Il campanilismo esiste anche all'interno dei Comuni. Le frazioni. Querce, Pinete, Torre verso Fucecchio. Staffoli verso Santa Croce. San Miniato Basso, Ponte a Egola e San Donato (Romaiano) verso San Miniato. Ponticelli, Montecalvoli e San Donato verso Santa Maria a Monte. Orentano e Villa Campanile verso Castelfranco. Capanne e San Romano verso Montopoli. Caso a sé Galleno, diviso tra i comuni di Castelfranco, Fucecchio e Santa Croce. Si sente oltre tutti: Come un tempo. Quando era castello autonomo, lungo la via Francigena, e godeva di grande fama. C'è stato un periodo in cui s'è pensato di riunirlo sotto un unico Comune. Ma l'accordo non è stato possibile. Nessuno ha voluto fare un passo indietro. Neanche Santa Croce, che è interessato per una quarantina di anime. D'altra parte siamo in una regione di campanili, abitata - come sosteneva Giorgio Batini - da gente con il pelo sullo stomaco. Toscanacci.

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di Redazione web