Il Tirreno

Empoli

Scontri con sassaiole nella città spaccata in bande

Piazza Montanelli negli anni Cinquanta
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Piazza Montanelli negli anni Cinquanta

I ragazzi fucecchiesi divisi in due: nell'insù il Poggetto e Valdarnese, nell'ingiù la Piazzetta e il Piazzale

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 FUCECCHIO. Vivevamo, noi ragazzi (fine Quaranta, inizio Cinquanta), nei nostri quartieri, per bande. Non c'era soltanto l'insù e l'ingiù a dividere. Nell'insù, il Poggetto e Valdarnese. Nell'ingiù, la Piazzetta (gli Ortacci) e il Piazzale (piazza XX Settembre). La Ferruzza e Samo erano altri mondi. I più tosti si trovavano in Valdarnese, che poi voleva dire Sant'Andrea. Si muovevano raramente, ma quando lo facevano, erano dolori. Quelli del Poggetto (piazzetta dei Ferri, meno nota come piazza Cavour) erano pochi, nonostante vi convergessero da piazza dei Caduti (piazza Vittorio Veneto), Cammullia e il Cassero. Ma ci sapevano andare. Più numerosi erano quelli della Piazzetta. Raccattavano gente di piazza Montanelli, piazza La Vergine (I Frati), Gattavaia e Borghetto (via Lamarmora). Erano gli irrequieti. Facevano sortite. Nel mirino, quasi sempre, quelli del Piazzale. I più pacifici. Amanti delle carte e del pallone. Allora il Piazzale era un campo circondato da tigli. Non c'erano auto a rompere. Era stato usato per partite di calcio e di tamburello e, in primavera, come ippodromo. Ora, chiazze d'erba s'alternavano allo sterrato. Erano sassaiole. Ma c'era anche un tempo per le cerbottane e un altro per le fionde (tirapallini). Al primo grido di dolore, che equivaleva a ferita e sangue, c'era il fuggi fuggi generale, e il malcapitato prendeva la via dell'ospedale, accompagnato dai genitori arrabbiati. R.C.

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