Sicurezza
Quando i bardotti trainavano navicelli lungo le ripe d'Arno
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Raffigurazione di bardotti che trainano un navicello 3 MINUTI DI LETTURA
EMPOLI. Il mestiere di navicellaio costituiva l'occupazione principale per gran parte delle popolazioni nei centri che, come Spicchio, erano situati sulle rive del fiume; addirittura il borgo conoscerà un'espansione senza precedenti proprio nel momento in cui si espanderà ai massimi livelli il commercio fluviale, cioè fra la fine del Settecento e la prima metà dell'Ottocento. Possiamo tranquillamente affermare che a Spicchio il mestiere di navicellaio, almeno a partire dal Cinquecento, è quello che più di ogni altro impiega forza lavoro; famiglie intere risultano per secoli indissolubilmente legate alle sorti del commercio sull'Arno. Firenze, Empoli, Santa Croce, Castelfranco, Calcinaia, e gli abitati che si trovano sul corso del fiume via via verso Pisa, avevano grandi tradizioni di navigazione fluviale e possedevano cantieri per la costruzione dei navicelli; basti pensare che alla fine del secolo XII i navicellai erano già organizzati e protetti da una loro corporazione a Firenze. I navicellai in genere erano proprietari del loro mezzo, il navicello, e spesso assumevano dei giovani aiutanti, i bardott, i quali risultavano fondamentali nella navigazione controcorrente; i bardotti a volte erano componenti della stessa famiglia del navicellaio, figli o parenti dello stesso. Essi trascinavano la barca, legata con una fune chiamata alzaia o alzaio, camminando sulla riva del fiume percorrendo una via anch'essa chiamata nei documenti via Alzaia, dalla suddetta fune. Rimane, a esempio in Empoli, ancora al presente, memoria toponomastica della via Alzaia nella zona della grande ansa che forma il fiume a valle della città; con il termine alzaia si designavano, dunque, oltre alle funi utilizzate per trainare il navicello, anche i viottoli sulla riva dell'Arno che dovevano rimanere percorribili tutto l'anno, ripuliti da ingombri e detriti, muniti di ponti allo sbocco di rii e fossi. Per ogni navicello erano necessari almeno due bardotti, ma spesso, a seconda della merce trasportata e delle dimensioni del navicello, potevano essere anche quattro o cinque. Le merci dovevano essere caricate e scaricate più volte durante un viaggio, a causa della presenza nel fiume dei punti di secca in cui il navicello si arenava, oppure a causa della presenza delle conche chiuse da valicare a vuoto nel passaggio loro destinato; inoltre, spingere contro corrente il navicello carico con grosse pertiche richiedeva una forza muscolare notevole, così come il trainare le imbarcazioni dalle alzaie; basti pensare che il tragitto Empoli-Pisa era percorso in 7-8 ore, mentre per il ritorno occorreva circa il doppio del tempo; se facciamo un rapido calcolo ci accorgiamo che un viaggio andata e ritorno da Empoli a Pisa poteva protrarsi per 25 ore ininterrotte. Si trattava di un lavoro pesante, a volte massacrante, che si prolungava per molte ore. Alle operazioni di traino dei navicelli nella nostra zona provvedevano quindi i bardotti, spesso dotati di imbracature sulle spalle a guisa di zaino; a volte il traino avveniva con l'impiego di animali da soma, buoi o muli, anche se nella nostra zona tale impiego non è documentato frequentemente. Le alzaie dovevano essere tenute pulite ed in buono stato di manutenzione, sgombre soprattutto da ogni pianta che potesse far impigliare in qualche modo le funi utilizzate per il traino; infatti, il 27 gennaio del 1770 viene emanato un editto "Per le Ripe d'Arno" rivolto a tutti i possessori di terreni vicini alle rive del fiume, i quali appunto erano obbligati a tagliare ogni pianta pregiudizievole per il transito libero sulle alzaie. Paolo Santini CON I MEDICI Così si sviluppò la navigazione Anche se l'Arno risulta navigabile fin da epoca romana, e lo testimoniano indirettamente diverse fonti documentarie, è dal secolo XII che i traffici sul fiume assunsero dimensioni ragguardevoli. Firenze stessa contava diversi porti fluviali, anche se il tratto navigabile in ogni stagione dell'anno arrivava soltanto alle porte della città, fino alla località Porto di Mezzo presso Signa. Nel periodo basso medievale esisteva già un sistema di idrovie strutturato, ma l'impulso determinante per lo sviluppo della navigazione arrivò con il Granducato mediceo, quando furono organizzati gli interventi necessari a rendere il fiume agevolmente navigabile e venne creata un'unica autorità che si occupasse della gestione delle idrovie.
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