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 EMPOLI. «È necessario mettere un freno alla proliferazione di feste e sagre ...

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 EMPOLI. «È necessario mettere un freno alla proliferazione di feste e sagre in tutto il circondario. Con questa giungla di iniziative si danneggiano i ristoratori». Con il clou dell'estate, si riaccende puntuale come il caldo l'eterna polemica tra gli organizzatori degli appuntamenti gastronomici all'aperto da una parte e titolari di ristoranti e pizzerie dall'altra.  Stavolta ad alzare la voce è la Confesercenti, il cui attacco è duro ma non generalizzato: «Bisogna fare delle distinzioni in tema di scopi, quantità e qualità», puntualizza Andrea Bertini, che fotografa così la situazione: «Mi sembra che anche nel circondario si stia esagerando con feste e sagre. Ogni weekend ci sono iniziative di questo tipo in vari paesi: questa situazione finisce per danneggiare coloro che hanno investito nella loro attività e che, soprattutto nei fine settimana, devono fare i conti con i mancati introiti» che secondo la Federazione italiana dei pubblici esercizi toccano punte del -20% nella nostra zona.  Alla luce di questo dato, Confesercenti auspica una regolamentazione delle feste: «Chiederemo al Circondario l'apertura di un tavolo. È necessario un confronto tra i vari soggetti, che porti a un coordinamento delle iniziative su tutto il territorio: si può pensare per esempio di mettere dei limiti temporali alla durata di una festa».  Secondo Confesercenti si devono comunque fare delle distinzioni: «Noi non abbiamo nulla contro questo tipo di iniziative. A patto che si tratti di feste di partito, oppure organizzate da associazioni di volontariato che hanno lo scopo di raccogliere fondi per scopi benefici. E ben vengano anche tutte quelle feste che puntano alla valorizzazione del nostro territorio attraverso i piatti tipici». Il problema è un altro: «Ormai - sottolinea Bertini - si assiste a una proliferazione di sagre dedicate a qualsiasi prodotto, anche che non ha nulla a che vedere con la tradizione dell'Empolese-Valdelsa. E questo non è giusto: non si può far nascere una sagra ogni weekend soltanto con l'obiettivo di fare business, perché così si finisce soltanto per danneggiare chi con la ristorazione ci deve vivere e paga lo stipendio ai dipendenti: diventa concorrenza sleale».  Le accuse mosse alle sagre da parte degli operatori riguardano in particolare l'assenza di un coordinamento e il presunto mancato rispetto delle regole sia in tema di igiene che dal punto di vista fiscale. Gli organizzatori però si difendono sottolineando il ruolo sociale di queste iniziative, evidenziando poi che la promozione del territorio alla fine porta più clienti anche in bar e ristoranti.  «Forse - dice Bertini - nella nostra zona negli ultimi anni qualche limatura c'è stata. Ma serve uno sforzo maggiore». E Confesercenti è pronta anche a tendere una mano agli organizzatori delle sagre: «È necessario prima di tutto un calendario a livello territoriale, che premi la qualità e limiti la quantità. E poi è auspicabile un coinvolgimento dei ristoratori nelle feste dove l'elemento trainante è un prodotto o un piatto tipico. Si può studiare una forma di collaborazione: i ristoratori - che sono una risorsa del territorio - potrebbero mettere a disposizione la loro professionalità». Francesco Turchi ALTRO SERVIZIO A PAG.9

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di Redazione web