Finanza
La Fucecchio minacciata
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Alcune cartoline d’epoca degli scorci più suggestivi di Fucecchio. A sinistra la statua di Giuseppe Montanelli situata nell’omonima piazza nel cuore del paeseNell'Ottocento Castelfranco voleva privarla del Mandamento
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FUCECCHIO. Fucecchio non ha avuto mai vita facile a causa della sua posizione geografica. Anche nell'Ottocento, quando aveva il Mandamento. Il 15 giugno 1881, il consiglio comunale fu costretto a riunirsi, convocato dal sindaco Emilio Foggini su mandato della Giunta. Motivo: approvare, dopo averlo esaminato e discusso, il ricorso teso a conservare l'integrità del Mandamento di Fucecchio. Correva voce che gli abitanti di Castelfranco di Sotto avessero presentato, o stessero per presentare al parlamento nazionale, un'istanza diretta a ottenere che, dal Mandamento di Fucecchio, fosse staccato il comune di Santa Croce sull'Arno di modo che, insieme con quello di Santa Maria a Monte, costituisse il nuovo Mandamento di Castelfranco di Sotto. Voce strana, tanto strana da poter essere giudicata insussistente, ma non per questo da sottovalutare da parte della giunta comunale, nell'interesse di Fucecchio, e per evitare brutte sorprese. Di qui la decisione di coinvolgere il consiglio comunale per esporgli «le ragioni per cui ritiene che la domanda castelfranchese, presso gli uomini spassionati, e ispirati a sentimenti di giustizia, non debba trovare accoglienza». Nel documento approvato, si metteva in risalto che fino dal 1740, Fucecchio era sempre stato capoluogo delle "Sette Terre", formate da Castelfranco di Sotto, Cerreto Guidi, Montecalvoli, Santa Croce sull'Arno, Santa Maria a Monte e Vinci e che soltanto nel 1868, per ragioni mai chiarite, erano stati staccati Cerreto Guidi e Vinci per aggregarli a Empoli. E ora, con l'unione di Montecalvoli a Santa Maria a Monte, il Mandamento di Fucecchio era costituito da Fucecchio (10.704 abitanti, 5.744 nel capoluogo), Castelfranco di Sotto (4.330), Santa Croce sull'Arno (6.368), Santa Maria a Monte (5.780). Ma non bastava. «La Terra di Fucecchio - si affermava - fino da antico fu annoverata tra le più cospicue del Valdarno di Sotto; fu sede di Vicariato con giurisdizione civile e criminale; agli effetti amministrativi fu sede di un cancelliere ministro del censo di seconda classe; ebbe l'ufficio del Registro, un delegato di governo, un maresciallo comandante la stazione dei reali carabinieri, e fino dalla prima metà del secolo scorso fu capo di distretto formato dai comuni di Santa Croce sull'Arno, Castelfranco di Sotto, Santa Maria a Monte, Montecalvoli, Cerreto Guidi e Vinci. Sotto il primo impero francese ebbe il grado di Cantone». Fucecchio metteva tanto altro sul piatto della bilancia. La partecipazione alle guerre nazionali. «Castelfranco di Sotto, anche tenuto conto del numero degli abitanti, non pareggia il contingente di volontari fornito da Fucecchio». I mezzi di comunicazione e di trasporto. Fucecchio ha strade comunali e provinciali da non avere bisogno d'invidiare nessun altro paese. Mentre gli abitanti del comune di Castelfranco di Sotto, per recarsi alla più prossima stazione ferroviaria e al capoluogo del Circondario, passano ancora l'Arno in barca, gli abitanti del comune di Fucecchio vi si recano mediante un magnifico ponte sull'Arno che costò al nostro Comune la somma di oltre quattrocentomila lire». L'orgoglio fucecchiese fa tirar fuori anche le associazioni patriottiche, di beneficenza e di lavoro. "Fucecchio conta la Società dei reduci, la Fratellanza militare, una fiorente e numerosa Società operaia, il Sodalizio dei cappellai. E altre, che non conta Castelfranco. Ha inoltre la Regia Accademia dei Fecondi Ravvivati, un fiorente nosocomio, ove si ricoverano gli ammalati del Mandamento, e la Regia Confraternita della Misericordia». Come ignorare i mercati settimanali d'ogni specie e i mercati mensili di bestiame, da considerare tra i più importanti del Circondario? Non basta. «Il Comune di Fucecchio, per desiderio espresso dall'autorità giudiziaria del Circondario, ha migliorato lo stabilimento carcerario e trasportati in più ampio locale gli uffici della Pretura. A richiesta dell'Intendenza di Finanza di Firenze, ha riunite nel palazzo comunale l'ufficio del Registro e l'agenzia delle Imposte Dirette, e tutto questo con pienissima soddisfazione delle autorità rispettive, e con grave dispendio dell'amministrazione comunale». Cose importanti non v'è dubbio, ma non bastanti a giustificare la difesa del Mandamento. Ne era consapevole il consiglio comunale. Per questo, non trascurò di mettere in evidenza che Fucecchio progrediva, ogni giorno, «nelle industrie dei tessuti, delle paglie, dei cappelli». E aveva «relazioni commerciali con tutte le province del Regno e, più specialmente, con la Lombardia; ha un motore a vapore che dà larghe speranze di progresso per altre industrie». Mettevano in campo anche altro: un progetto su cui non pochi speravano. Una nuova tratta ferroviaria. Forzarono un po' la realtà, ma si sentirono legittimati, in quel momento, gli amministratori fucecchiesi. «Qualora poi si effettuasse il disegno della linea complementare fra il Val d'Arno e la Val di Nievole, Fucecchio sarebbe il punto più centrale e importante di questa ferrovia destinata a unire in saldo vincolo i commerci morali e materiali di due popolose e fertili contrade, e a rendere più facili e spedite le comunicazioni tra l'Italia superiore e la centrale». E chiusero con il botto. Una minaccia, o quasi. «Questa antica terra, che dette i natali a Giuseppe Montanelli, animata sempre da sentimenti patriottici, mai ricorse a lui quando era al potere per ottenere favori a scapito di altri paesi italiani, ma sempre partecipò con lui e con slancio e abnegazione ammirabili ai sacrifici compiuti per il patrio riscatto. Mai ha vantato diritti, mai ha chiesto ricompense. Ma oggi, che si tenta di toglierle quanto possiede da secoli, i suoi rappresentanti non potrebbero, senza grave loro responsabilità morale, senza getto del proprio decoro, senza danno gravissimo nel presente e nell'avvenire di tutta quella popolazione, rimanere in silenzio». Castelfranco di Sotto, il comune più piccolo del Mandamento, non ebbe successo. Fucecchio mantenne i suoi uffici e il suo Mandamento. Lo mantenne fino al 1925, quando il regime fascista, nonostante i reclami e le promesse, lo privò di tutto. Aveva da soddisfare altre esigenze. Ciano volle la provincia di Livorno e i ras locali quella di Pistoia. Sicché vennero ridisegnate le province di Firenze di Pisa. Santa Croce sull'Arno, Castelfranco di Sotto e Santa Maria a Monte andarono sotto Pisa con Montopoli in Valdarno e San Miniato, che perse la Sottoprefettura. Fucecchio si trovò relegato ai margini della provincia di Firenze. Uno smacco per il fascismo locale. Uno smacco, soprattutto, per il paese in generale, che si vide privato di professionisti capace d'animare la vita culturale. Prese a vivacchiare, leccandosi le ferite.
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