Il Tirreno

Empoli

Scovati 78 lavoratori in nero

Francesco Turchi
Da sinistra in senso orario un controllo in un’azienda cinese la sede di Omega a Montelupo e il capitano Roberto Lauretta
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Da sinistra in senso orario un controllo in un’azienda cinese la sede di Omega a Montelupo e il capitano Roberto Lauretta

Producevano capi griffati nelle aziende di due coniugi empolesi

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 EMPOLI. Confezionavano capi d'abbigliamento per le principali griffe nazionali facendo lavorare in nero 78 dipendenti, con turni di lavoro estenuanti (anche dodici ore al giorno senza pause). Per questo motivo sono finiti nei guai due coniugi empolesi, titolari di altrettante aziende - la Omega e la Flo Pel - con sede nella zona industriale di Fibbiana, nel Comune di Montelupo, che dovranno far fronte a sanzioni per oltre 900mila euro, una cifra di poco inferiore al loro giro d'affari annuo.  L'operazione. La situazione di sfruttamento dei lavoratori è emersa grazie all'azione congiunta e sinergica delle istituzioni nell'ambito delle attività ispettive inserite nel Patto della sicurezza sottoscritto dagli undici comuni del circondario. Gli uomini della guardia di finanza, coordinati dal comandante provinciale Gaetano Mastropierro, hanno condotto l'operazione insieme alla Direzione provinciale del lavoro, all'Inps e all'Inail: le attività ispettive e l'esame della documentazione contabile ed extracontabile hanno permesso di individuare quaranta lavoratori in nero e 38 lavoratori impiegati in modo irregolare.  Le condizioni. Quasi tutti i dipendenti svolgevano turni di lavoro molto lunghi, senza alcuna sosta e non godevano del riposo settimanale. Di fatto dal lunedì al sabato lavoravano 12 ore (dalle 8 del mattino alle 20), mentre la domenica avevano un orario "ridotto" a dieci ore (dalle 8 alle 18). La paga variava dai 2 ai 6 euro.  Le retribuzioni degli operai in nero e gli straordinari del personale a libro paga erano corrisposti in contanti per non lasciare alcuna traccia per eventuali accertamenti degli organi di controllo. Sono state accertate violazioni in materia di durata massima dell'orario di lavoro per complessivi quarantadue lavoratori e in materia di riposi settimanali per 71 lavoratori.  Le commesse. Le due aziende montelupine operano nel settore del confezionamento di capi d'abbigliamento e hanno commesse per le principali griffe nazionali: da Dolce & Gabbana ad Armani, passando per Ferragamo, tanto per citarne alcune.  Il blitz. Al momento dell'accesso ai due laboratori sono stati trovati intenti al lavoro cinquantasei persone, principalmente extracomunitari, nessuno dei quali è risultato essere clandestini: si tratta di quarantasei cinesi, tre albanesi, un filippino, un russo, ma anche cinque italiani, questi ultimi tutti residenti nell'empolese.  Tra i lavoratori presenti all'interno della società c'era anche la domestica del titolare, che ha dichiarato di lavorare saltuariamente con mansioni di pulitura e rifinitura dei capi. Essendo la domestica straniera e priva di permesso di soggiorno, in quanto in attesa di essere assunta regolarmente, il datore di lavoro è stato deferito all'autorità giudiziaria.  Tutti schedati. I lavoratori erano in nero, ma dovevano timbrare il cartellino, al momento dell'entrata e dell'uscita dal lavoro. E questo si è rivelato un vero e proprio autogol per i due titolari. Grazie infatti all'esame dei dati ricavati dai programmi di gestione degli accessi in uso alla società, la guardia di finanza ha potuto ricostruire ogni singolo accesso all'interno dei locali e l'orario di lavoro prestato.  Le sanzioni. Per l'occupazione di lavoratori in nero la Direzione del lavoro, al momento dell'accesso nelle due aziende ha provveduto alla sospensione dell'attività. I provvedimenti di sospensione sono però stati revocati a seguito dell'avvenuta regolarizzazione dei lavoratori al nero individuati all'atto dell'intervento e al pagamento di una sanzione di 1.500 euro.  Tuttavia quando le indagini saranno concluse il conto per i due coniugi sarà molto più salato. Al momento l'evasione contributiva ed assicurativa accertata dagli istituti previdenziali ammonta a 318mila euro, di cui 311mila euro per imponibili Inps e oltre 7mila euro per premi Inail. Le sanzioni irrogate dalla Direzione del lavoro ammontano a 592mila euro. Tuttavia sono ancora in corso accertamenti al fine di ricostruire la completa gestione del personale.  La particolarità. Due italiani che sfruttano la manodopera cinese. Una vera e propria novità, destinata ad essere approfondita dalle Fiamme Gialle: «Solitamente - sottolinea il capitano Roberto Lauretta - la comunità cinese è una scatola chiusa e le situazioni di sfruttamento si verificano soltanto tra connazionali. Questa è un caso per certi versi anomalo, che ci spinge a intensificare le indagini, per capire in che modo si è creata questa situazione e si ci sono altre realtà simili».  La catena. Quel che ormai è chiaro è la catena di scatole vuote che sta dietro alla creazione dei capi d'abbigliamento.  La griffe affida la commessa a un'azienda, che molto spesso non ha neanche un dipendente e che affida il lavoro, a un prezzo più basso, a un'altra società, garantendosi un buon margine di guadagno. Lo scaricabarile va avanti fino a che la palla non arriva nelle mani di società come quelle coinvolte in questa vicenda, che riescono a garantire la commessa a prezzi molto ribassati puntando sullo sfruttamento della manodopera in nero.  Licenziamenti. E sono molte le aziende anche dell'Empolese che per garantirsi un posto nella catena si sono "liberati" dei loro dipendenti: li hanno licenziati per poi aggiudicarsi comunque le appetitose commesse e rigirarle a terzi, garantendosi un guadagno senza rischi: «Questa - conferma Lauretta - è una consuetudine ormai consolidata nel circondario dove molte aziende si inseriscono nel sistema soltanto per lucrare».

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