Gioco
Dopo un anno di chiusura riapre il carcere di Pozzale arrivano le detenute da Pisa
Dopo lo stop del ministro Alfano sui transessuali la struttura tornerà a essere utilizzata in questa settimana
3 MINUTI DI LETTURA
EMPOLI. Questa volta non è uno scherzo come lo era stato alcuni mesi fa quando il ministro Alfano ci ripensò e i transessuali non arrivarono. Dopo un anno di chiusura e di soldi buttati in fumo il carcere di Pozzale riapre.
Da ieri sono in servizio cinque agenti di polizia penitenziaria che erano stati distaccati in altre strutture. A popolare l'istituto, che prima era a custodia attenuata e ora è invece a tutti gli effetti un carcere vero, saranno le detenute di Pisa. Una notizia che era attesa da tempo proprio per il sovraffollamento generale dei carceri (compreso quello a pochi chilometri dell'Ambrogiana a Montelupo) e per i costi che comunque, anche se il carcere era deserto, sono stati sostenuti dai contribuenti perché comunque a Pozzale il personale (una parte) ci ha sempre lavorato.Le detenute dal Don Bosco di Pisa arriveranno in questi giorni. Rimane da chiarire il motivo di tutto questo ritardo nel riutilizzo della struttura su cui più volte è intervenuto anche il garante dei detenuti del Comune di Firenze, Franco Corleone. Le ultime tre detenute, ipersorvegliate da tutto il personale in forza al Pozzale, andarono via a giugno scorso in fretta e furia (una non riuscì neppure a completare a Empoli alcuni esami scolastici). Poi, con tempi non certo veloci, iniziarono i lavori per raffforzare la sicurezza. A inizio anno erano conclusi. Il 4 marzo, con decreto che era stato già approvato, il provveditorato toscano aveva fissato l'arrivo dei trasgender: si passava da un'esperienza innovativa (quella della custodia attenuata per ragazze con reati legati soprattutto alla droga) a un'altra, quella dei transessuali. In tutto dovevano arrivare 25 detenuti da Sollicciano. Ma il ministro Alfano bloccò tutto inspiegabilmente.
A fine maggio Corleone aveva digiunato per sei giorni come forma di protesta contro il ministro. Con la struttura chiusa per un anno all'interno di Pozzale ci hanno comunque lavorato una ventina di persone: 4/5 persone per turno tenendo in considerazione ferie, malattie e permessi. Considerando che uno stipendio medio lordo di una guardia carceraria si aggira sui 2.500 euro al mese, in un anno sono stati spesi 600mila euro inutilmente. E se si aggiungono le spese per le bollette della struttura e per pagare le missioni degli altri otto dipendenti di Pozzale che hanno lavorato in altri carceri si arriva a circa 700mila euro persi. «La situazione delle carceri in Toscana e a Firenze - aveva spiegato il garante Franco Corleone - continua a rimanere nello stato di gravità denunciato più volte vanamente. Dal quattro marzo scorso, data in cui doveva partire il primo esperimento di carcere transgender, sono passati inutilmente molti giorni e nessuna risposta è giunta». Ora, e siamo a metà luglio, la svolta.
Da ieri sono in servizio cinque agenti di polizia penitenziaria che erano stati distaccati in altre strutture. A popolare l'istituto, che prima era a custodia attenuata e ora è invece a tutti gli effetti un carcere vero, saranno le detenute di Pisa. Una notizia che era attesa da tempo proprio per il sovraffollamento generale dei carceri (compreso quello a pochi chilometri dell'Ambrogiana a Montelupo) e per i costi che comunque, anche se il carcere era deserto, sono stati sostenuti dai contribuenti perché comunque a Pozzale il personale (una parte) ci ha sempre lavorato.Le detenute dal Don Bosco di Pisa arriveranno in questi giorni. Rimane da chiarire il motivo di tutto questo ritardo nel riutilizzo della struttura su cui più volte è intervenuto anche il garante dei detenuti del Comune di Firenze, Franco Corleone. Le ultime tre detenute, ipersorvegliate da tutto il personale in forza al Pozzale, andarono via a giugno scorso in fretta e furia (una non riuscì neppure a completare a Empoli alcuni esami scolastici). Poi, con tempi non certo veloci, iniziarono i lavori per raffforzare la sicurezza. A inizio anno erano conclusi. Il 4 marzo, con decreto che era stato già approvato, il provveditorato toscano aveva fissato l'arrivo dei trasgender: si passava da un'esperienza innovativa (quella della custodia attenuata per ragazze con reati legati soprattutto alla droga) a un'altra, quella dei transessuali. In tutto dovevano arrivare 25 detenuti da Sollicciano. Ma il ministro Alfano bloccò tutto inspiegabilmente.
A fine maggio Corleone aveva digiunato per sei giorni come forma di protesta contro il ministro. Con la struttura chiusa per un anno all'interno di Pozzale ci hanno comunque lavorato una ventina di persone: 4/5 persone per turno tenendo in considerazione ferie, malattie e permessi. Considerando che uno stipendio medio lordo di una guardia carceraria si aggira sui 2.500 euro al mese, in un anno sono stati spesi 600mila euro inutilmente. E se si aggiungono le spese per le bollette della struttura e per pagare le missioni degli altri otto dipendenti di Pozzale che hanno lavorato in altri carceri si arriva a circa 700mila euro persi. «La situazione delle carceri in Toscana e a Firenze - aveva spiegato il garante Franco Corleone - continua a rimanere nello stato di gravità denunciato più volte vanamente. Dal quattro marzo scorso, data in cui doveva partire il primo esperimento di carcere transgender, sono passati inutilmente molti giorni e nessuna risposta è giunta». Ora, e siamo a metà luglio, la svolta.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
