Il Tirreno

Empoli

L’associazione difende solo quelli di vicinato e presenta una proposta di legge regionale

La Confesercenti contro gli outlet: servono più regole e multe a chi le vìola

Elisa Bigazzi
La cittadella dell’outlet a Barberino del Mugello
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La cittadella dell’outlet a Barberino del Mugello

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 EMPOLI. No agli outlet, a meno che non siano adeguatamente regolamentati. Sì ai cosiddetti outlet di vicinato, ovvero a spazi nei negozi dedicati alla valorizzazione delle rimanenze. È questa la linea che Confesercenti sta portando avanti per salvaguardare la categoria alle prese con la concorrenza di grandi magazzini specializzati in questo tipo di vendita o maxi strutture come quelle di Barberino del Mugello o della Valdichiana.  Per questo l'associazione dei commercianti ha avanzato una proposta di legge regionale per disciplinare la presenza degli outlet in Toscana. «Se all'inizio gli outlet erano nati solo per vendere le rimanenze di fine stagione - ha detto Enzo Nigi, presidente della Confesercenti nell'Empolese Valdesa - adesso esiste una produzione finalizzata fin dall'origine a questi punti vendita su grande scala. E' necessario quindi introdurre un'adeguata regolamentazione».  Ecco i punti chiave del testo di legge proposto da Confesercenti. La definizione di outlet deve essere chiara, proponendo le merci messe in vendita con l'indicazione della data di produzione. Quest'ultima deve essere di almeno 12 mesi antecedenti alla vendita. Non sarà possibile effettuare vendite a saldo: la tipologia dei prodotti è infatti tale da ritenersi non applicabile una vendita di fine stagione o promozionale. E' necessaria un'adeguata informazione e una corretta pubblicità: ci sarà l'obbligo di indicare solo il prezzo finale di vendita e i trasgressori saranno soggetti all'applicazione delle sanzioni previste dalle normative regionali. Infine è necessaria una disciplina sulle aperture e le chiusure: ora gli outlet stanno chiusi solo tre giorni l'anno, per Natale, 1 gennaio e 15 agosto. Questa possibilità va a discapito dei centri storici, dove aperture e chiusure sono disciplinate da leggi chiare e precise.  Mentre contrasta i cosiddetti factory outlet center, Confesercenti incoraggia a dare vita nel centro storico di Empoli all'iniziativa outlet di vicinato. «L'iniziativa - spiega ancora Nigi - è un modo per difendere i piccoli esercizi commerciali dalla concorrenza spietata degli outlet, in attesa di una regolamentazione di quest'ultimi. Vorrei precisare innanzitutto la differenza dell'outlet di vicinato: qui è proposta merce dell'anno precedente scontata. Il consumatore è certo di acquistare un prodotto realizzato dalle grandi marche per la vendita al dettaglio, a cui è applicato uno sconto reale. Non c'è nessuna produzione fittizia parallela. Non ci sarà mai in questi angoli delle occasioni una disponibilità completa di taglie: si tratta appunto di rimanenze delle scorse collezioni».  In realtà l'outlet di vicinato non ha dato la risposta che ci si aspettava. L'iniziativa è partita lo scorso dicembre e i negozi che hanno aderito si contano sulle dita. «L'outlet di vicinato purtroppo non ha decollato - spiega ancora Nigi - i motivi sono vari, ma soprattutto si tratta di problemi logistici, anche se non manca chi non ha recepito l'importanza dell'iniziativa».  La maggior parte dei negozi del centro storico ritiene di avere difficoltà d'organizzazione: la merce dell'anno precedente proposta a un prezzo scontato deve essere esposta in un angolo a parte rispetto alla nuova collezione. Questo spesso non è stato possibile per mancanza di spazio. Al di là dei problemi logistici, come ritengono dalla Confesecenti, molti negozianti non hanno capito l'opportunità data, quella cioè di vendere legalmente merce a sconto durante tutto l'anno e quella di evitare, così, di consegnare i prodotti non venduti agli stocchisti.

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